La Corte d’appello USA riattiva le sanzioni contro Francesca Albanese.
La Corte d’appello federale di Washington DC ha ripristinato le sanzioni statunitensi contro Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i Territori palestinesi occupati, riaprendo lo scontro politico e diplomatico sul ruolo delle Nazioni Unite nel conflitto israelo palestinese. La decisione consente all’amministrazione Trump di tornare ad applicare immediatamente le misure restrittive mentre il procedimento giudiziario resta ancora aperto.
Le sanzioni contro Francesca Albanese erano state introdotte il 9 luglio 2025 dal segretario di Stato Marco Rubio. Washington accusava la funzionaria ONU di aver sostenuto iniziative della Corte penale internazionale contro funzionari americani e israeliani senza alcuna legittimazione da parte dei governi coinvolti. Le misure prevedono il divieto d’ingresso negli Stati Uniti, il blocco dell’accesso al sistema finanziario americano e restrizioni economiche verso soggetti statunitensi.
Per l’amministrazione americana, le campagne promosse dalla relatrice ONU avrebbero contribuito a politicizzare la CPI, trasformandola in uno strumento di pressione internazionale contro Israele e gli Stati Uniti. La Casa Bianca sostiene inoltre che organismi internazionali e funzionari ONU debbano rispondere delle conseguenze delle proprie iniziative quando incidono sulla sicurezza nazionale degli alleati occidentali.
Il caso aveva subito una battuta d’arresto il 14 maggio 2026, quando il giudice distrettuale Richard Leon aveva sospeso temporaneamente le sanzioni ritenendo possibile una violazione del Primo Emendamento. In seguito a quella decisione, il Tesoro americano aveva rimosso il nome di Francesca Albanese dalla lista dei soggetti sanzionati. La relatrice ONU aveva parlato pubblicamente di una vittoria per la libertà di espressione.
La situazione è però cambiata il 22 maggio, quando un collegio di tre giudici della Corte d’appello del District of Columbia ha annullato la sospensione, autorizzando nuovamente il governo americano a far rispettare le sanzioni. La decisione è stata salutata positivamente da UN Watch, organizzazione con sede a Ginevra da anni critica verso Francesca Albanese e le sue posizioni su Israele.
Secondo UN Watch, il ripristino delle sanzioni rappresenta “una vittoria per l’accountability” e conferma che nessun funzionario ONU può considerarsi al di sopra della legge. Anche diversi media israeliani hanno interpretato il pronunciamento della Corte come un segnale politico importante contro quelle che definiscono campagne internazionali di delegittimazione dello Stato ebraico.
Francesca Albanese è una figura fortemente controversa nel dibattito internazionale. Nei suoi rapporti al Consiglio ONU per i diritti umani ha accusato Israele di apartheid e genocidio, suscitando dure reazioni da parte di numerosi governi occidentali. Francia, Germania e Canada hanno preso le distanze da alcune sue dichiarazioni, considerate da diversi osservatori offensive e vicine a narrazioni anti israeliane.
Israele e numerose organizzazioni ebraiche accusano la relatrice speciale ONU di utilizzare il proprio mandato per alimentare accuse unilaterali contro lo Stato israeliano, ignorando il contesto degli attacchi terroristici del 7 ottobre e il diritto di Israele alla difesa. I sostenitori delle sanzioni ritengono che il caso Albanese evidenzi la necessità di limitare l’uso politico delle istituzioni internazionali contro le democrazie occidentali.
La relatrice ONU continua a respingere ogni accusa di antisemitismo e sostiene di essere bersaglio di campagne mediatiche per il suo sostegno ai palestinesi. Tuttavia, la decisione della Corte d’appello americana rafforza temporaneamente la linea di Washington e di Israele contro quelle che considerano iniziative giudiziarie e diplomatiche ostili promosse in sede ONU e internazionale.

