HomeAttualitàIlana Gritzewsky sfida Reem Alsalem all'ONU su Hamas

Ilana Gritzewsky sfida Reem Alsalem all’ONU su Hamas

Ilana Gritzewsky torna a denunciare pubblicamente l’inerzia dell’ONU sulle violenze sessuali commesse da Hamas il 7 ottobre. Stavolta lo fa faccia a faccia con la relatrice speciale Reem Alsalem, già nota per le sue posizioni controverse e per i finanziamenti ricevuti da paesi del Golfo.

Martedì, durante una sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, l’ex ostaggio israeliana Ilana Gritzewsky ha confrontato direttamente la relatrice speciale ONU sulla violenza contro le donne, Reem Alsalem, accusandola di aver ignorato per anni le prove delle violenze sessuali commesse da Hamas contro le donne israeliane il 7 ottobre 2023.

“Il vostro rapporto parla di violenza contro le donne. Perché non c’è alcun riferimento a Hamas?”, ha chiesto Gritzewsky, rivolgendosi direttamente alla funzionaria durante una discussione dedicata proprio al tema della violenza di genere. Gritzewsky, rapita dal Kibbutz Nir Oz durante il massacro del 7 ottobre e liberata nel novembre 2023 nel primo accordo sugli ostaggi, ha raccontato ancora una volta, con coraggio, l’orrore vissuto in quei giorni.

“Mi sono svegliata seminuda con sette terroristi sopra di me, senza sapere cosa mi fosse successo in quei momenti perduti”, ha raccontato. “Ho vissuto giorni di dolore e terrore in cattività, e ancora oggi la sensazione di impotenza e violazione non mi abbandona. Sono tornata con l’anca rotta, la mascella fratturata e l’anima a pezzi.”

Con parole che hanno colpito la sala, ha chiesto alla relatrice ONU di vederla come una persona, non come una statistica: “Sono qui oggi non come un rapporto, non come una statistica. Sono una donna che è sopravvissuta. Sono la prova vivente delle violenze sessuali di Hamas. Quando io e altre donne israeliane abbiamo pregato di non essere stuprate, perché siete rimaste in silenzio?”

Una funzionaria ONU sotto accusa da anni

Non è la prima volta che Reem Alsalem si trova al centro delle polemiche. Già quattro giorni dopo il 7 ottobre, aveva definito su X le notizie sugli stupri di massa contro donne e ragazze israeliane come “disinformazione non adeguatamente verificata”. Nel marzo 2024 aveva ribadito lo stesso scetticismo in un’intervista, nonostante pochi giorni prima la Rappresentante speciale ONU sulla violenza sessuale nei conflitti, Pramila Patten, avesse pubblicato un rapporto di 24 pagine che documentava prove “chiare e convincenti” di violenze sessuali legate al conflitto durante gli attacchi del 7 ottobre e ai danni degli ostaggi.

Alsalem non ha mai fatto un passo indietro: nell’aprile scorso ha definito le accuse di violenza sessuale sistematica contro Hamas come “disinformazione” usata per “giustificare il genocidio contro i palestinesi”, parole che hanno suscitato indignazione tra le organizzazioni israeliane e internazionali per i diritti delle vittime.

A complicare ulteriormente il quadro, il mese scorso UN Watch ha rivelato che Alsalem ha ricevuto $70.000 dollari dall’Arabia Saudita nel 2024 e altri $100.000 dollari l’anno successivo dal Consiglio di Cooperazione del Golfo (che riunisce Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Bahrein, Oman ed Emirati Arabi Uniti). Lunedì la funzionaria ha difeso questi finanziamenti, sostenendo che sono stati dichiarati secondo le regole di trasparenza ONU e che non hanno influenzato il suo lavoro.

Una battaglia che continua

Questa è la seconda volta che Gritzewsky si presenta davanti alle Nazioni Unite per raccontare la sua storia: nell’agosto 2025 aveva già parlato al Consiglio di Sicurezza ONU. Nel dicembre 2025 si è fidanzata con Matan Zangauker, anche lui ex ostaggio, che ha trascorso 738 giorni nelle mani di Hamas. I due vivevano insieme proprio a Kibbutz Nir Oz prima dell’attacco del 7 ottobre.

La testimonianza di Gritzewsky si inserisce in un confronto più ampio e ancora aperto tra Israele e diverse agenzie ONU sul riconoscimento delle violenze sessuali commesse da Hamas come crimine sistematico, un tema su cui le vittime israeliane continuano a chiedere giustizia e visibilità, troppo spesso negate.

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