Uber sceglie l’israeliana Autobrains e Nvidia per testare robotaxi a Monaco di Baviera. Un sistema di intelligenza artificiale agentica, ispirato al cervello umano, promette di rendere la guida autonoma più economica e sicura della concorrenza
Il colosso americano del ride-hailing punta su Autobrains per portare l’auto a guida autonoma in Germania, scommettendo su un’intelligenza artificiale agentica più economica ed efficiente della concorrenza
Uber ha scelto la startup israeliana Autobrains e il colosso dei chip Nvidia per un progetto pilota che porterà i robotaxi senza conducente nelle strade di Monaco di Baviera.
Si tratta del primo grande banco di prova per Autobrains, che sviluppa tecnologia di intelligenza artificiale auto-apprendente per la guida assistita e autonoma, mentre Uber cerca di ritagliarsi un ruolo in una competizione globale sempre più accesa.
Da almeno un decennio i grandi nomi della tecnologia, da Elon Musk in giù, promettono l’arrivo della guida autonoma di massa. Negli Stati Uniti i robotaxi sono già realtà in diverse città, guidati da Waymo (la “sorella” di Google), con una flotta di 3.000 veicoli che effettua circa 500.000 corse a settimana; Tesla, per ora limitata ad alcune città del Texas, punta a espandersi.
L’Europa è invece rimasta indietro, frenata da regole di sicurezza rigide, lungaggini normative e una cultura più legata al trasporto pubblico. A inizio giugno, però, Germania, Italia, Francia e altri 17 paesi dell’Unione Europea hanno firmato una dichiarazione congiunta per coordinare i test transfrontalieri sui veicoli autonomi, nel tentativo di accelerare il percorso regolatorio. Uber ha già scommesso su diverse tecnologie AI per competere con Waymo: con le aziende cinesi WeRide in Spagna e Pony.Ai in Croazia, oltre ad alcuni progetti nel Golfo. Ora tocca alla tecnologia israeliana di Autobrains.
Un sistema di “agenti” inspirato al cervello umano
A differenza di molti concorrenti che si basano su un unico modello AI monolitico, il sistema di Autobrains utilizza una rete di agenti AI specializzati che lavorano in sinergia: uno percepisce e valuta ciò che accade attorno al veicolo, un altro ragiona sui rischi di ogni manovra, un altro ancora seleziona la risposta in tempo reale.
“La sfida per i costruttori non è solo costruire veicoli autonomi, ma inserirli in una rete commerciale capace di servire i passeggeri su larga scala,” ha spiegato Sarfraz Maredia, responsabile globale della mobilità autonoma di Uber.
Grazie a questo approccio, secondo il fondatore e CEO di Autobrains Igal Raichelgauz, i robotaxi destinati a Monaco richiederanno solo un chip Nvidia standard e sei telecamere, riducendo drasticamente i costi di calcolo che oggi frenano la diffusione della guida autonoma.
“La guida autonoma non potrà scalare basandosi su un singolo modello che risolve ogni scenario,” ha dichiarato Raichelgauz. “Il nostro sistema usa agenti AI come un insieme di guidatori specializzati, richiamati al momento per valutare situazioni diverse: l’inserimento in una rotonda, il sorpasso di un camion, la guida sotto la pioggia in autostrada.”
A differenza di Mobileye, l’altra eccellenza israeliana nel settore, che si basa su machine learning addestrato con milioni di immagini, un processo che richiede enorme potenza di calcolo, Raichelgauz sostiene che il sistema agentico di Autobrains gestisce meglio l’incertezza stradale: “Anche il sistema più avanzato, come Waymo, non può ragionare al di là di ciò che ha imparato. Noi colmiamo quel vuoto con l’intelligenza artificiale agentica e il buon senso incorporato negli agenti.”
Le sfide oltre la tecnologia
Mor Kaspi, a capo dello Shlomo Shmeltzer Institute for Smart Transportation dell’Università di Tel Aviv, ha avvertito che le difficoltà non sono solo tecnologiche: “Anche con un cervello AI avanzatissimo, i veicoli devono essere economicamente sostenibili per le aziende o per gli investimenti pubblici. Ci sono poi aspetti psicologici, sociali, morali, normativi e legali da risolvere.”
Una startup nata dal cervello, in tutti i sensi
Autobrains è stata fondata nel 2019 da Raichelgauz come spin-off del gruppo Cortica, insieme alla specialista in neuroscienze Karina Odinaev e al professore di visione artificiale Josh Zeevi. “L’idea era sviluppare un’AI per il mondo fisico basata sul cervello umano,” racconta Raichelgauz, ingegnere elettronico laureato al Technion di Haifa e veterano dell’unità tecnologica d’élite 8200 dell’esercito israeliano.
Con sedi a Tel Aviv e Monaco, Autobrains conta circa 100 esperti AI e ha raccolto finora 140 milioni di dollari da investitori come Temasek, BMW i Ventures, Toyota Ventures, Continental, Knorr-Bremse e VinFast.
L’obiettivo è arrivare entro il 2028 a 20 città, con focus su Europa e Sud Asia. Raichelgauz ha anche confermato di aver richiesto i permessi per testare i robotaxi in Israele.

