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Thu, Jan 8 2026
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La fuga disperata di Teheran dopo il colpo mortale di Israele

L’ombra di Operation Rising Lion si allunga ancora su Teheran.

Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Telegraph, l’Iran ha messo al sicuro, o meglio, nascosto, i suoi ultimi scienziati nucleari sopravvissuti, dopo che oltre 30 ricercatori sono stati eliminati da Israele in operazioni mirate. Una mossa che non è solo difensiva, ma che rivela il nervosismo del regime di fronte a una minaccia che si è dimostrata concreta e implacabile.

Gli scienziati superstiti non vivono più nelle loro abitazioni, né insegnano nelle università. Molti sono stati trasferiti con le famiglie in appartamenti sorvegliati a Teheran o in ville sulla costa settentrionale. I docenti universitari coinvolti nel programma nucleare sono stati rimpiazzati da accademici estranei al settore, un chiaro segnale che la priorità di Teheran non è la ricerca scientifica, ma la sopravvivenza fisica dei suoi specialisti.

Israele, secondo il giornale, possiede una lista di circa 100 nomi: una quindicina di questi sono tra i “fantasmi” ora protetti. Per loro, la scelta è brutale: continuare e rischiare la vita, o cambiare mestiere.

La tensione è salita ulteriormente dopo l’esecuzione del fisico Roozbeh Vadi, accusato di aver passato informazioni a Israele durante la guerra lampo di giugno. Impiccato mercoledì, Vadi sarebbe stato l’anello di congiunzione che ha permesso di localizzare e colpire diversi colleghi.

Ma la macchina del regime non si ferma: una nuova generazione di tecnici è già stata formata. Per Israele, questi sono “dead men walking”,  condannati viventi, perché coinvolti in progetti di adattamento dei missili Shahab-3 per testate nucleari. Un obiettivo strategico di prim’ordine.

A giugno, i raid israeliani hanno colpito anche l’Università Shahid Beheshti e l’Università Imam Hossein, entrambe legate alla ricerca militare e nucleare. Molti superstiti lavorerebbero oggi per l’Organizzazione per l’Innovazione e la Ricerca Difensiva (SPND), su esperimenti di fisica dei neutroni, esplosivi e progettazione di testate.

Come ha spiegato Danny Citrinowicz, ex capo dell’unità strategica iraniana dell’intelligence militare israeliana: “Ogni scienziato coinvolto nel nucleare verrà eliminato o minacciato di eliminazione.”

Il conflitto di giugno ha visto anche l’intervento diretto degli Stati Uniti, che hanno usato bombe “bunker buster” contro impianti iraniani. La risposta di Teheran è stata il lancio di missili su Israele. Da allora, il sistema di protezione degli scienziati è stato rafforzato, passando da una singola unità dei Guardiani della Rivoluzione a più agenzie di sicurezza. Alcuni, però, hanno chiesto nuove guardie, segno di scarsa fiducia persino nella protezione interna.

Le uccisioni hanno acceso un dibattito interno: diversi familiari delle vittime chiedono l’uscita dall’accordo di non proliferazione nucleare. “Se l’Iran avesse voluto, avrebbe già l’arma atomica da due anni”, ha dichiarato Seyed Alireza Sadighi Saber, fratello di uno scienziato ucciso insieme alla sua famiglia.

Il colpo sferrato da Israele a metà giugno ha spazzato via decenni di competenze, colpendo anche figure chiave della medicina nucleare come Amir Hossein Faghi, impegnato nella ricerca oncologica. Teheran continua a negare ambizioni militari, ma per Gerusalemme la linea rossa è chiara: ogni passo verso l’atomica verrà fermato, con ogni mezzo.

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