Una nuova ricerca del Weizmann Institute of Science e della Washington University di St. Louis apre uno scenario inedito: usare la tecnologia CAR-T, nata per combattere i tumori del sangue, contro l’Alzheimer.
Lo studio, pubblicato su PNAS, rappresenta il primo utilizzo di cellule immunitarie ingegnerizzate per trattare una malattia neurodegenerativa e mostra risultati incoraggianti negli esperimenti su modelli murini.
I ricercatori hanno estratto linfociti T da topi sani e li hanno geneticamente modificati affinché riconoscessero le proteine amiloidi nel cervello, segno distintivo dell’Alzheimer. Una volta reinfuse, queste cellule CAR-T sono state in grado di raggiungere il tessuto cerebrale dei topi malati e di interagire con le placche di amiloide-beta, indicando un potenziale cambio di paradigma nelle strategie terapeutiche.
La tecnologia CAR-T nasce dal lavoro del pioniere israeliano Zelig Eshhar, che per primo ha ingegnerizzato i linfociti T per riconoscere bersagli specifici e distruggere le cellule tumorali, rivoluzionando la cura di molti tumori ematologici. In questa nuova ricerca, lo stesso principio viene adattato al contesto neurologico: le cellule non sono più dirette contro il cancro, ma contro le proteine tossiche che si accumulano nel cervello.
A differenza dei farmaci tradizionali, che agiscono su un singolo bersaglio molecolare, le cellule vive possono svolgere funzioni multiple e dinamiche nello stesso ambiente patologico. Come spiega il professor Ido Amit, l’obiettivo è sfruttare le CAR-T per rimodellare l’intero microambiente cerebrale danneggiato, riducendo le placche, modulando l’infiammazione e favorendo, in prospettiva, processi di riparazione neuronale.
Negli esperimenti descritti, i topi con accumulo di amiloide-beta sono stati trattati con le nuove CAR-T mirate contro le proteine amiloidi. Dopo le infusioni, i ricercatori hanno osservato una marcata riduzione delle placche nel cervello, accompagnata da un calo dei marcatori di infiammazione, due elementi chiave nella progressione dell’Alzheimer.
Questi dati rappresentano una “proof of feasibility”, ossia una prima dimostrazione che la tecnologia CAR-T può essere adattata alle malattie neurodegenerative. Secondo il professor Jonathan Kipnis, il successo in modelli murini suggerisce possibili applicazioni future non solo per l’Alzheimer, ma anche per patologie come SLA e Parkinson, che condividono meccanismi neuro infiammatori complessi.
Nonostante l’entusiasmo, i ricercatori sottolineano che il passaggio all’uomo è ancora lontano e che la principale sfida è la sicurezza. Introdurre cellule del sistema immunitario nel cervello comporta il rischio di danni ai tessuti, reazioni eccessive e potenziali effetti collaterali gravi, per cui sono necessari protocolli estremamente controllati.
Per mitigare questi pericoli, il team lavora a una riprogrammazione fine delle CAR-T, eliminando caratteristiche potenzialmente dannose e conferendo alle cellule un profilo “di supporto” piuttosto che distruttivo. L’obiettivo è creare linfociti in grado di rilasciare fattori di crescita e molecole protettive, sostenendo il tessuto nervoso invece di aggredirlo, e limitando al minimo l’infiammazione incontrollata.
Israele, hub di innovazione tra cancro, autoimmunità e neurodegenerazione
L’espansione della piattaforma CAR-T oltre il cancro si inserisce in un panorama israeliano già molto avanzato nell’immunoterapia e nella nanomedicina contro i tumori. Negli ultimi anni, studi clinici hanno mostrato che le CAR-T possono portare a miglioramenti rapidi in alcune malattie autoimmuni resistenti alle terapie convenzionali, rafforzando l’idea di un’unica tecnologia modulabile per molte patologie diverse.
La nuova applicazione all’Alzheimer conferma Israele come protagonista nella ridefinizione di cosa sia oggi un “farmaco”, sempre più vicino a una cellula intelligente che agisce come un micro-sistema terapeutico. Se i futuri studi su modelli animali avanzati e, un giorno, sugli esseri umani confermeranno questi risultati, le CAR-T potrebbero inaugurare una stagione in cui cancro, autoimmunità e neurodegenerazione vengono affrontati con la stessa piattaforma immunologica di nuova generazione.

