HomeAttualitàSdegno a Mauthausen per la maglietta con la terrorista

Sdegno a Mauthausen per la maglietta con la terrorista

Un episodio nel memoriale di Mauthausen scuote l’opinione pubblica europea: un giovane in visita al campo indossa una maglietta “Free Palestine” con l’immagine della terrorista Dalal Mughrabi, artefice della strage del 1978

Un episodio dal forte valore simbolico, e dal retrogusto amaro, si è consumato nei giorni scorsi al memoriale del campo di concentramento di Mauthausen, in Austria. Un adolescente, in visita al sito con un gruppo internazionale di circa 600 partecipanti proveniente da un campo giovanile che si definisce “antifascista”, è stato ripreso mentre indossava una maglietta con la scritta “Free Palestine”, la bandiera palestinese e, sul retro, l’immagine di una donna identificata da numerosi utenti sui social come Dalal Mughrabi.

Il nome non è casuale, ed è proprio qui che la vicenda smette di essere un semplice episodio di cronaca per diventare un caso che interroga la memoria storica. Dalal Mughrabi fu la terrorista di Fatah che nel 1978 guidò il cosiddetto “massacro della strada costiera”, uno degli attentati più sanguinosi della storia di Israele: 38 civili israeliani uccisi, tra cui 13 bambini. Indossare la sua immagine all’interno di un luogo eretto per ricordare le vittime dello sterminio nazista rappresenta, per molti osservatori, un cortocircuito morale difficile da giustificare.

A documentare la scena è stata una giovane ebrea, identificata come Giordana, che si è scontrata verbalmente con il ragazzo e con gli accompagnatori del gruppo. Nel video diventato virale sui social, si sente la donna chiedere conto della maglietta e ricordare che proprio in quel luogo si è consumato un genocidio reale, quello degli ebrei d’Europa. Alcuni partecipanti al tour hanno risposto sostenendo che la maglietta si limitasse a chiedere che gli “arabi non vengano uccisi”, mentre altri hanno accusato apertamente Israele di commettere un “genocidio” a Gaza, un’accusa priva di fondamento giuridico che continua tuttavia a circolare con insistenza nella propaganda anti israeliana.

La direzione del memoriale ha confermato l’accaduto in un comunicato, spiegando che lo staff non si era accorto della maglietta durante la supervisione del grande gruppo e che, una volta compresa la situazione, il personale è intervenuto per calmare gli animi e ha contattato la polizia. Quando le forze dell’ordine sono arrivate, la situazione era già rientrata. Il memoriale ha inoltre ribadito che non sono ammessi materiali che promuovano opinioni antisemite, razziste o comunque discriminatorie, né contenuti che minino la dignità delle vittime, senza però chiarire esplicitamente se la maglietta in questione rientrasse in questa categoria.

Il caso di Mauthausen non è isolato. Un tribunale tedesco ha stabilito lo scorso anno che il memoriale di Buchenwald ha il diritto di negare l’accesso ai visitatori che indossano la kefiah, il tradizionale copricapo palestinese diventato negli ultimi anni simbolo delle proteste filo palestinesi in Europa. Una tendenza che racconta, purtroppo, quanto la strumentalizzazione politica stia sempre più spesso invadendo spazi nati per custodire la memoria della Shoah.

Va ricordato che Mauthausen, aperto dai nazisti nel 1938 e liberato dagli Alleati nel 1945, fu uno dei campi più duri e letali del sistema concentrazionario nazista: secondo le stime, vi morirono circa 95.000 persone, tra cui 14.000 ebrei, in condizioni di lavoro forzato e privazioni estreme. Portare in un luogo simile l’immagine di chi ha ucciso civili innocenti, e definire “genocidio” la legittima difesa di Israele da un’organizzazione terroristica come Hamas, significa non solo distorcere la storia, ma anche mancare di rispetto a chi in quei luoghi ha perso davvero la vita.

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