Il governo ha scelto di escludere la tecnologia israeliana Elbit dal suo nuovo jet di stato irlandese, rinunciando a un sistema che facilita l’atterraggio in condizioni di scarsa visibilità. Ma altri mezzi militari irlandesi, elicotteri e aerei da pattugliamento, restano dipendenti da componenti israeliane.
Il nuovo jet di Stato irlandese, costato 53 milioni di euro, potrebbe avere difficoltà ad atterrare in caso di nebbia. Il motivo non è tecnico, ma politico: il governo di Dublino ha scelto di rinunciare a FalconEye, il sistema di visione avanzata sviluppato da Dassault Aviation in collaborazione con l’israeliana Elbit Systems, proprio per evitare qualsiasi componente israeliano a bordo.
Secondo quanto riportato dal media irlandese The Journal, il Dassault Falcon 6X consegnato lo scorso dicembre e destinato al trasporto del Taoiseach (il primo ministro) e dei ministri in missione ufficiale, è privo del dispositivo che, posizionato sul muso dell’aereo, consente l’atterraggio in condizioni di scarsa visibilità come nebbia, neve o oscurità. Il Dipartimento della Difesa irlandese ha negato l’esistenza di limiti operativi, ma un ex pilota dell’Irish Air Corps, Kevin Phipps, ha spiegato che senza FalconEye l’equipaggio potrebbe essere costretto a dirottare su un altro aeroporto proprio nei momenti in cui la manovra sarebbe più delicata.
La vicenda riporta alla luce l’impegno assunto nel 2024 dall’allora ministro degli Esteri, oggi Taoiseach, Micheal Martin, che aveva promesso che l’Irlanda non avrebbe più acquistato equipaggiamenti contenenti tecnologia israeliana. Una linea coerente con la crescente ostilità di settori della politica e della società civile irlandese verso Israele, culminata in prese di posizione a favore del movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions).
Ma la realtà, come spesso accade quando si tenta di isolare Israele sul piano tecnologico, si è rivelata più complessa delle intenzioni dichiarate. La stessa inchiesta di The Journal ha scoperto che quattro elicotteri in dotazione all’Irish Air Corps montano sistemi di volo sviluppati congiuntamente da Elbit e Airbus, semplicemente perché quei velivoli non possono essere costruiti senza quella componentistica. Anche un aereo da pattugliamento marittimo delle forze armate irlandesi utilizza un radar di fabbricazione israeliana.
Il caso del jet di Stato mostra dunque il paradosso di un boicottaggio dichiarato ma difficile da applicare fino in fondo: l’industria della difesa israeliana, e in particolare Elbit Systems, è talmente integrata nelle filiere tecnologiche occidentali che escluderla del tutto significa, in alcuni casi, rinunciare a standard di sicurezza che altri Paesi considerano invece indispensabili. Un promemoria di come l’eccellenza tecnologica israeliana resti, nei fatti, difficilmente sostituibile, anche per chi preferirebbe ignorarlo.

