Mentre Washington fatica a reintegrare il proprio arsenale di Tomahawk dopo la guerra con l’Iran, Berlino guarda a Israele: la misteriosa Covenant Technologies sviluppa missili da crociera a costi ridottissimi
Una startup israeliana ancora avvolta nel segreto potrebbe diventare protagonista di uno dei più importanti accordi di difesa tra Israele e la Germania degli ultimi anni. Secondo un’inchiesta pubblicata domenica da Politico e ripresa dal Jerusalem Post, Berlino sta valutando l’acquisto di missili da crociera da Covenant Technologies, azienda israeliana fondata appena due anni fa, come alternativa ai Tomahawk americani.
Il contesto è tutt’altro che casuale. Gli Stati Uniti avevano promesso all’Europa, durante l’amministrazione Biden, la fornitura di missili Tomahawk in funzione di deterrenza contro ulteriori mire espansionistiche russe. Il presidente Donald Trump ha però recentemente fatto marcia indietro su quell’impegno. A complicare ulteriormente le cose, le linee di produzione Tomahawk sono attualmente sature di ordini del Pentagono, necessari a ricostituire le scorte dopo che centinaia di questi missili sono stati impiegati nell’operazione contro l’Iran: secondo alcune stime, circa 850 unità nelle sole prime settimane del conflitto, un quarto dell’intero arsenale statunitense.
Di fronte a questo collo di bottiglia, la Germania ha deciso di guardare altrove, e Israele si è rivelato un interlocutore naturale. Non è una novità : Berlino è già da anni uno dei principali clienti dell’industria della difesa israeliana, con contratti firmati con i “big three” del settore, Israel Aerospace Industries (missili Arrow e drobi Heron TP), Rafael (missili Spike e sistema di protezione attiva Trophy) ed Elbit, con cui è in corso una trattativa per un’importante fornitura di razzi e lanciatori.
Chi è Covenant Technologies
Al centro della trattativa c’è Covenant, fondata dall’imprenditore israelo-americano Michael Kaufman e composta da poche decine di dipendenti, con sede a Tel Aviv. L’azienda lavora a un missile da crociera, chiamato Anthem, il cui primo test in Israele è previsto entro la fine di giugno 2026, con prestazioni comparabili a quelle del Tomahawk, ma a un costo di poche centinaia di migliaia di dollari, contro i diversi milioni richiesti dal missile americano.
L’obiettivo dichiarato dell’azienda è ambizioso: creare un vero e proprio ecosistema produttivo sovrano in Europa, con linee di assemblaggio anche in Germania e nel Regno Unito, sul modello già seguito da Rafael ed Elbit per altri sistemi d’arma.
Nonostante operi ancora in modalità “stealth”, non si conoscono i dettagli sugli impianti di produzione né lo stadio esatto di sviluppo raggiunto , Covenant può contare su un solido sostegno finanziario: secondo il quotidiano TheMarker, l’azienda ha raccolto oltre 200 milioni di dollari da investitori e fondi statunitensi.
Nella competizione per il contratto tedesco, Covenant non è sola: secondo i documenti del Ministero della Difesa tedesco visionati da Politico, sono in corsa anche due aziende ucraine. La principale è Fire Point, che propone il missile da crociera Flamingo, già impiegato contro obiettivi russi, con una gittata di 3.000 km e un costo di circa 500.000 dollari, cinque volte inferiore a quello di un Tomahawk, e il drone a getto Bars.
Secondo gli stessi documenti, la Germania sta costruendo un arsenale di deterrenza a più livelli: il sistema americano Typhon a partire dal 2029, missili da crociera come quelli di Covenant e Fire Point dal 2027, un missile da crociera ad alte prestazioni sviluppato insieme al Regno Unito entro il 2032, e un veicolo ipersonico, sempre in collaborazione con Londra, previsto per il 2035.
Al di là dell’esito specifico della trattativa, la vicenda racconta qualcosa di più ampio: la capacità dell’ecosistema tecnologico e militare israeliano di generare, in tempi rapidissimi, soluzioni capaci di competere, e in alcuni casi superare, i colossi della difesa occidentale. In un momento storico in cui la sicurezza europea è tornata al centro dell’agenda politica, l’interesse della Germania verso una startup israeliana fondata da appena due anni è la prova più concreta di quanto Israele resti un punto di riferimento imprescindibile nel settore della difesa avanzata.

