Immaginare reni coltivati in laboratorio, tessuti che si autoriparano e farmaci capaci di ringiovanire le cellule non è più fantascienza. È la visione del Prof. Benjamin Dekel, tra i pionieri mondiali della medicina rigenerativa e direttore del Sagol Center for Regenerative Medicine dell’Università di Tel Aviv.
Dekel guida il reparto di Nefrologia Pediatrica allo Sheba Medical Center, oltre al Sagol Center, e la sua duplice esperienza lo rende unico: medico che ascolta i pazienti e ricercatore che in laboratorio cerca soluzioni concrete. «I bambini con malattie renali sono la mia motivazione», racconta. «Parallelamente, ho dedicato anni a studiare le cellule staminali e i meccanismi della rigenerazione degli organi». Al Sagol Center si lavora su due approcci complementari: coltivare tessuti in laboratorio per futuri trapianti e attivare i meccanismi di autoriparazione già presenti nell’organismo. Un risultato sorprendente del suo team è la crescita di tessuto renale vivo in una piastra di laboratorio per diversi mesi, un traguardo che fino a poco tempo fa sembrava impossibile. Se può sembrare materia da film di fantascienza, Dekel ricorda che alcuni trattamenti già diffusi, come i trapianti di midollo osseo, sono a tutti gli effetti esempi di medicina rigenerativa.
Ciò che distingue il Sagol Center è l’approccio multidisciplinare: non si studia un solo organo, ma si mettono insieme esperti di cuore, cervello, fegato e reni. «La collaborazione accelera le scoperte», sottolinea Dekel. E lo stesso vale per la formazione: il centro prepara la prossima generazione di medici-scienziati capaci di trasformare la ricerca in cure reali. Tra i momenti più significativi della sua carriera, Dekel cita la scoperta, documentata da un giovane ricercatore del suo laboratorio, di cellule staminali renali che non solo si auto rinnovano, ma si differenziano in tessuti maturi. Un altro passo fondamentale è aver compreso che le cellule staminali secernono biomolecole capaci di stimolare la riparazione: vere e proprie “fontane di vita” che potrebbero diventare farmaci. Per Dekel, la sfida non è solo guarire le malattie, ma anche rallentare l’invecchiamento: «Rigenerazione significa anche ringiovanimento. Immaginate terapie che non si limitano a riparare i danni, ma rendono i tessuti più sani e giovani».
Il professore sottolinea la necessità di risorse, tempo e sostegno filantropico: «La scienza non è uno sprint, è una maratona. I risultati possono arrivare dopo anni». Ma la sua visione resta ottimista: «Spero che entro dieci anni esista almeno un farmaco capace di trasformare davvero la vita dei pazienti». Ciò che un tempo apparteneva alla fantascienza, oggi prende forma nei laboratori di Tel Aviv. Se le intuizioni di Dekel troveranno conferma, la medicina rigenerativa non significherà solo creare nuovi organi, ma soprattutto coltivare nuova speranza.

