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Olimpiadi invernali 2026: Israele ritira la squadra di bob

La squalifica della squadra israeliana di bob alle Olimpiadi invernali 2026, dopo il tentativo di sostituire un atleta con una falsa dichiarazione medica, ha oscurato la storica partecipazione israeliana ai Giochi e aperto un acceso dibattito su fair play, gestione della delegazione e percezione internazionale di Israele nello sport

Le Olimpiadi invernali 2026 di Milano-Cortina dovevano rappresentare per Israele una tappa storica, con la prima squadra di bob a quattro mai qualificata ai Giochi. Il sogno di visibilità positiva per una disciplina di nicchia si è però trasformato in un caso imbarazzante, quando il Comitato Olimpico d’Israele ha deciso di squalificare la propria squadra per violazione delle regole e dei valori olimpici. Come hanno raccontato media israeliani in ebraico e in inglese, l’episodio ha di fatto oscurato l’intera campagna invernale della delegazione israeliana.

Cosa è successo alla squadra di bob israeliana

La squadra di bob a quattro era composta dal pilota AJ Edelman e dagli atleti Menachem Chen, Uri Zisman e Omer Katz, con Ward Fawarseh come riserva. Dopo le prime due manches, il quartetto israeliano si trovava al 24° posto su 27, di fatto fuori dalla lotta per le medaglie ma comunque protagonista di una partecipazione considerata storica per lo sport invernale israeliano. A quel punto la squadra ha tentato di permettere a Fawarseh di scendere in pista al posto di uno dei titolari, aggirando però le regole sulle sostituzioni.

Le norme olimpiche consentono infatti il cambio di atleta solo in caso di infortunio o malattia certificata. Per rendere possibile la sostituzione, uno dei bobbisti israeliani, identificato da varie testate come Uri Zisman, ha dichiarato di essere malato, sottoponendosi a visita medica e firmando documenti che attestavano l’impossibilità a competere. Prima che la richiesta arrivasse però agli organismi internazionali, l’atleta ha confessato alla dirigenza israeliana di aver mentito e di essere perfettamente in grado di gareggiare. La rivelazione ha messo il Comitato Olimpico d’Israele di fronte a un bivio: coprire l’episodio o intervenire in modo esemplare.

La decisione del Comitato Olimpico d’Israele

In una nota ufficiale, il Comitato Olimpico d’Israele ha annunciato di aver deciso di non permettere alla squadra di bob di proseguire la competizione, definendo il comportamento dei membri “non conforme agli standard attesi dagli atleti olimpici e contrario ai valori olimpici”. La squadra è stata quindi ritirata dalla terza e quarta manche di gara, e il caso è stato trasmesso al Comitato Olimpico Internazionale per ulteriori valutazioni.Il CIO israeliano ha aggiunto che una revisione completa dell’accaduto sarà condotta al rientro della delegazione, lasciando aperta la possibilità di ulteriori sanzioni disciplinari nei confronti dei singoli atleti.

Secondo ricostruzioni della stampa, la decisione di tentare la sostituzione sarebbe nata dal desiderio della squadra di consentire anche al riservista Ward Fawarseh di vivere almeno una discesa olimpica, sapendo che le chance di avanzare erano quasi nulle. In un post poi rimosso, Edelman avrebbe espresso rammarico per il modo in cui è stata gestita la vicenda, pur rivendicando l’orgoglio per la storica presenza di una slitta israeliana ai Giochi. Parallelamente, i media israeliani hanno parlato di “dramma” e “scandalo” che hanno finito per dominare la narrazione sulla partecipazione israeliana alle Olimpiadi invernali, oscurando altri risultati e storie della delegazione. In Italia, l’episodio ha avuto eco anche dopo le polemiche per alcuni commenti televisivi rivolti alla squadra israeliana, per i quali la RAI ha dovuto presentare scuse ufficiali.

Immagine di Israele e valori olimpici

La scelta del Comitato Olimpico d’Israele di auto-squalificare la squadra di bob è stata letta da molti commentatori come un tentativo di difendere con forza l’immagine del Paese sul piano etico e sportivo. In un contesto internazionale in cui Israele è spesso al centro di controversie politiche, mostrare tolleranza zero verso qualsiasi violazione del fair play assume anche una valenza diplomatica e reputazionale. Allo stesso tempo, la vicenda evidenzia la pressione enorme che grava su atleti di piccole delegazioni, che vedono in ogni Olimpiade un’opportunità rarissima di rappresentare Israele su un palcoscenico globale. Il confine tra il desiderio di dare “un momento olimpico” a tutti i membri del team e il superamento delle regole si è rivelato fatale per la squadra di bob israeliana.

Lezioni per il futuro dello sport invernale israeliano

Per lo sporti israeliano, la squalifica della squadra di bob solleva interrogativi su preparazione, supporto psicologico e formazione etica degli atleti che rappresentano il Paese ai massimi livelli. Da anni piccoli gruppi di appassionati e atleti, come lo stesso Edelman, lavorano per costruire uno spazio per Israele negli sport invernali, sfidando limiti climatici, economici e logistici. Se da un lato l’episodio di Milano-Cortina 2026 è un duro colpo d’immagine, dall’altro può diventare un punto di partenza per rafforzare codici di condotta, trasparenza e supporto alle squadre olimpiche israeliane, affinché le prossime partecipazioni siano ricordate per le prestazioni e non per gli scandali

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