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Mossad: L’operazione pagers, il colpo micidiale che ha spezzato Hezbollah

Per la prima volta dalla tragedia del 7 ottobre, il capo del Mossad, David Barnea, ha svelato dettagli inediti sull’Operazione Pagers, la missione segreta mirata a colpire e smantellare i terroristi di Hezbollah.

Durante una conferenza presso l’Institute for National Security Studies (INSS), Barnea ha descritto l’operazione come “l’incarnazione della nostra missione” per garantire la sicurezza dello Stato e dei suoi cittadini, richiamandosi al proverbio: “Dove non c’è guida, il popolo cade, ma nella molteplicità dei consiglieri c’è sicurezza.”

Questa audace operazione ha messo in luce l’ingegno e la determinazione del Mossad, che ha sviluppato una tattica innovativa per colpire direttamente Hezbollah, l’organizzazione terroristica ritenuta il braccio esecutivo dell’Iran sul confine settentrionale. La strategia consisteva nell’utilizzo di dispositivi esplosivi – i “pagers” – sempre attaccati ai terroristi, in modo da scatenare esplosioni coordinate e indebolire il nemico sia fisicamente che psicologicamente.

Barnea ha spiegato come l’Operazione Pagers abbia rappresentato un vero “punto di svolta” nella guerra al nord. In un arco di dieci giorni, l’effetto combinato delle esplosioni ha cambiato radicalmente le sorti del conflitto, tracciando una linea netta dalla detonazione dei pager fino all’eliminazione di Nasrallah e alla conclusione del cessate il fuoco. Nonostante la quantità di esplosivo contenuta in ciascun dispositivo fosse minima – equivalente a quella di una singola mina standard – l’impatto sul morale dei terroristi è stato devastante, dimostrando che la potenza della strategia e dell’inganno può superare la forza bruta.

L’idea alla base dell’Operazione Pagers nasce dal bisogno di superare i limiti dell’Operazione Walkie-Talkie, lanciata circa un decennio fa, che non si era dimostrata efficace in tutte le situazioni di combattimento. Nel 2022 fu messa in piedi la prima infrastruttura per questa nuova tattica e, poche settimane prima del massacro, fu spedito in Libano un lotto iniziale di 500 pager. Al momento del lancio, il numero di dispositivi impiegati era cresciuto esponenzialmente: decine di migliaia di pager e un numero doppio di walkie-talkie sono stati fatti esplodere, causando la morte di circa 30 terroristi e ferendone circa 3.000.

Il successo dell’operazione non si misura soltanto in termini di danni materiali, ma soprattutto nella capacità di spezzare lo spirito e la motivazione del nemico. “Abbiamo colpito il loro animo,” ha dichiarato Barnea, sottolineando come la vittoria in guerra si basi sul superamento del morale avversario, piuttosto che solo sulla distruzione fisica. L’effetto psicologico dell’Operazione Pagers ha segnato una svolta decisiva: la strategia ingannevole ha avuto un impatto così forte da ribaltare la situazione sul campo, aprendo la strada a una serie di successi militari che hanno portato Israele verso un definitivo vantaggio strategico.

Il dibattito interno alla decisione di lanciare l’operazione fu intenso e diviso: diverse correnti di pensiero presentarono argomentazioni valide, ma fu il Primo Ministro a decidere in maniera risoluta, optando per un’azione decisa nonostante le incertezze. Questo coraggioso atto di leadership fu poi premiato sul campo, dimostrando come la capacità decisionale e la prontezza strategica possano fare la differenza anche in situazioni estremamente complesse.

Un ulteriore aspetto centrale del discorso di Barnea riguarda il ritorno degli ostaggi, un imperativo morale che ha accompagnato l’intera operazione. Nel contesto delle negoziazioni per il cessate il fuoco, il recupero dei prigionieri – vivi o morti – è stato descritto come il compimento del più alto dovere etico, un gesto che incarna il profondo senso di umanità e di responsabilità che guida l’azione israeliana. “Non c’è nulla di più sublime che riportare a casa i nostri fratelli e le nostre sorelle,” ha affermato Barnea, evidenziando come la redenzione dei prigionieri rappresenti il culmine di un impegno morale senza precedenti.

Il discorso ha reso omaggio anche al coraggio e alla professionalità del personale del Mossad. “Il Mossad non dispone di carri armati, aerei da combattimento o missili; la nostra forza risiede nelle persone,” ha sottolineato il capo dell’agenzia, riconoscendo il ruolo fondamentale degli agenti specializzati, esperti in operazioni speciali, tecnologia, intelligence e cyber, che grazie alla loro intelligenza e creatività riescono a trasformare l’impossibile in realtà. Questi uomini e donne sono il motore che permette al Mossad di fronteggiare quotidianamente minacce e sfide di ogni genere, garantendo così la sicurezza dello Stato e la protezione dei suoi cittadini.

Da sempre, il Mossad si prepara ad affrontare le minacce in evoluzione, con particolare attenzione a Hezbollah, che viene definita come il “braccio esecutivo dell’Iran” lungo il confine settentrionale. Sin dal 2006, l’agenzia ha raccolto informazioni preziose e ha stretto collaborazioni efficaci con i servizi militari, consolidando una superiorità operativa basata su una profonda conoscenza del nemico e sulla capacità di anticiparne le mosse. Questa strategia preventiva e innovativa ha permesso al Mossad di intervenire con decisione nei momenti critici, ottenendo risultati che hanno cambiato il corso della guerra.

Il discorso di David Barnea non è solo una rivelazione sui retroscena di un’operazione segreta, ma anche un chiaro messaggio della forza e della determinazione di Israele nella lotta contro il terrorismo. Con l’Operazione Pagers, il Mossad ha dimostrato ancora una volta di essere una forza implacabile e innovativa, capace di utilizzare strategie non convenzionali per proteggere il paese e assicurare un futuro di pace e stabilità. L’ingegno e il coraggio degli agenti del Mossad sono il simbolo di un impegno costante per la sicurezza nazionale, un impegno che ha saputo trasformare una serie di sfide in opportunità decisive per il bene del popolo israeliano.

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