Mentre l’esercito israeliano ha completato il ritiro dalle profondità della Striscia di Gaza e in Israele si celebra la liberazione degli ostaggi, le linee di produzione delle aziende della difesa israeliane continuano a essere attive a pieno ritmo.
Le scorte di munizioni utilizzate dall’IDF sono state imponenti, e ora l’obiettivo è rifornire depositi e magazzini con urgenza. Il fabbisogno interno copre proiettili per carri armati e artiglieria, droni, missili difensivi, munizioni “loitering” e altre attrezzature critiche. Tuttavia, gran parte del fatturato dell’industria bellica israeliana, prima del conflitto, arrivava ancora dall’esportazione verso l’estero.
Le tensioni legate al conflitto in Gaza hanno però rallentato molti contratti europei. Paesi come Francia e Spagna hanno sospeso o cancellato commesse con aziende israeliane, citando motivazioni politiche e procedurali. Nonostante queste restrizioni e la pressione diplomatica, i vertici del settore rimangono convinti che la domanda europea tornerà una volta che il conflitto scenderà dalle prime pagine dei media.
Alcuni dirigenti spiegano che molte nazioni interessate alle tecnologie israeliane stanno attendendo segnali di stabilità prima di riaprire trattative. Ma dietro queste pause temporanee, c’è la convinzione che l’”efficienza bellica” dimostrata negli ultimi due anni opererà come una leva:
“Abbiamo le migliori tecnologie al mondo, testate in guerra. L’Europa sa questo, e quando Gaza cederà spazio all’attenzione internazionale, le trattative riprenderanno.”
Le tre principali aziende israeliane del settore, Rafael, Elbit Systems e Israel Aerospace Industries, detengono insieme ordini per decine di miliardi di shekel, interni ed esterni. Durante il conflitto, molte di queste aziende hanno accelerato la produzione ed esteso le proprie capacità per ridurre la dipendenza da componentistica estera e resistere a potenziali embarghi futuri.
Il mercato estero rimane cruciale: oltre al mercato interno, i produttori israeliani guardano con attenzione ai paesi della NATO e ad accordi a lungo termine, pronti a rilanciare con forza non appena le contingenze politiche e mediatiche lo consentiranno.

