Damasco, dopo anni di conflitto e apprensione, gli straordinari affreschi della sinagoga di Dura-Europos sono stati mostrati intatti al Museo Nazionale di Damasco, confermando che opere d’arte sacra e antica testardamente resistono alle guerre e al tempo.
La prof.ssa Jill Joshowitz, storica dell’arte e specialista di cultura visiva ebraica, aveva trascorso quasi un decennio studiando questi affreschi senza mai credere che avrebbe davvero potuto vederli dal vivo. Le immagini che ne aveva visto, risalenti agli anni ’30 e ’50, non lasciavano trasparire lo stato reale.
Ma ora, in un sorprendente sviluppo, reso possibile dal crollo del regime di Bashar al-Assad e dall’apertura verso delegazioni di studiosi e leader ebrei, ha avuto accesso al Museo Nazionale di Damasco per osservare le pitture nel luogo per cui furono concepite, ricollocate nella ricostruzione della sinagoga di Dura-Europos.
La sinagoga di Dura-Europos, situata sul fiume Eufrate, venne decorata intorno al 244 d.C. con pitture murali raffiguranti scene bibliche: Mosè davanti al roveto ardente, il profeta Samuele che unge Davide re, Abramo con la legatura di Isacco, Mordechai a cavallo guidato da Haman.
Poco dopo la loro realizzazione, gli affreschi furono sepolti sotto strati di terra dopo che una guarnigione romana occupò la città, contribuendo, ironicamente, a preservarle. Scoperta archeologica negli anni ’30, le pitture vennero trasferite all’interno del Museo Nazionale di Damasco, dove oggi si trovano conservate in una replica della sinagoga stessa.
Joshowitz ha commentato che dal vivo le pitture appaiono «molto più vivide» di come si potesse immaginare dalle vecchie fotografie. Si è inoltre appreso che, in passato, erano state protette con una vernice trasparente per conservarle.
David Horovitz, descrive l’atmosfera come carica di meraviglia da parte di tutti: studiosi, visitatori e perfino membri della sicurezza siriana. Il riconoscimento unanime che si trattava di una testimonianza viva e potentissima della cultura ebraica antica ha reso evidente quanto questi affreschi siano un ponte tra passato remoto e presente.
Questo ritrovamento non è solo un fatto archeologico: è un segno che le radici ebraiche, nonostante guerre, diaspora, persecuzioni, continuano a resistere. Mostrare che, anche quando tutto sembra perduto, la storia e l’identità ebraica possono sopravvivere — questo rinforza la nostra speranza e la nostra memoria collettiva.

