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Startup israeliana-iraniana raccoglie 107 milioni

Una startup israeliana-iraniana riceve 107 milioni per sviluppare infrastrutture di intelligenza artificiale fisica, segnando una svolta nella robotica.

Un team di ingegneri israeliani e iraniani ha appena annunciato una nuova startup nel campo della robotica avanzata con un finanziamento complessivo di $107 milioni di dollari per costruire infrastrutture chiave per ciò che viene definito Physical AI, ovvero l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi robotici che devono operare in ambienti reali e complessi. Startup israeliana-iraniana, chiamata Lyte, rappresenta una delle scommesse più ambiziose nel settore emergente dell’AI fisica e riflette l’evoluzione tecnologica globale verso sistemi autonomi più sofisticati.

Fondata da ex ingegneri Apple, due dei quali provenienti da Israele e uno dall’Iran,  Lyte combina competenze internazionali in una squadra che promette di risolvere uno dei problemi più difficili della robotica moderna: la percezione affidabile del mondo fisico. Nonostante le tensioni geopolitiche tra i due paesi di origine dei fondatori, la cooperazione tecnica nasce da anni di esperienza professionale condivisa negli Stati Uniti, dove tutti e tre hanno lavorato su piattaforme avanzate di sensori e sistemi di percezione.

La sfida tecnica principale che Lyte affronta è la creazione di una piattaforma integrata di percezione robotica che unifichi diversi sensori, fra cui sistemi 4D, imaging RGB e awareness del movimento, in un unico sistema coerente e robusto. Questa soluzione, chiamata LyteVision, mira a sostituire l’approccio tradizionale in cui i team assemblano componenti eterogenei di terze parti, che richiedono tempi lunghi di integrazione e calibrazione. Un solo sistema unificato, invece, può accelerare lo sviluppo di robot sicuri e affidabili in settori che spaziano dall’industria alla logistica, dalla salute al servizio clienti.

Questa evoluzione è parte di una tendenza più ampia nel mondo della tecnologia: l’adozione dell’intelligenza artificiale non si limita più a software e cloud, ma si spinge verso sistemi fisici capaci di interagire con l’ambiente in modo autonomo. Robot in magazzini, automobili autonome e droni di servizio richiedono un livello di percezione avanzato, e compagnie come Lyte stanno cercando di fornire l’infrastruttura fondamentale che consenta a questi sistemi di “vedere” e comprendere il mondo reale.

Il contesto più ampio della scena tecnologica israeliana evidenzia un settore sempre più orientato verso l’AI e le tecnologie avanzate. Israele è da tempo considerato uno dei principali hub di innovazione tecnologica a livello globale, con una forte presenza di startup e imprese nel campo dell’AI, della cybersicurezza e della robotica. Secondo report indipendenti, la “Startup Nation” ha visto raccolte miliardarie nei primi mesi del 2025, con aziende di AI clinica e generativa visiva tra quelle in maggiore crescita.

Tuttavia, il mercato israeliano presenta contraddizioni interessanti: da un lato, grandi fusioni e acquisizioni con operazioni da miliardi di dollari consolidano un ruolo di primo piano per il Paese nell’innovazione tecnologica; dall’altro, la pressione della guerra e delle tensioni geopolitiche ha portato alcuni talenti a emigrare o a cercare opportunità all’estero. Un rapporto recente ha sottolineato che anche se il settore tech rappresenta circa il 20 % del PIL nazionale, con oltre la metà delle esportazioni derivanti dall’high-tech, l’occupazione nel settore è diminuita per la prima volta in anni, con migliaia di tecnici che hanno lasciato Israele dall’inizio dei conflitti.

Malgrado queste sfide, l’impulso verso tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale fisica indica che l’ecosistema israeliano resta resiliente e attraente per investitori internazionali. Le collaborazioni globali, tra cui capitali provenienti da Fidelity Management, Exor Ventures e Key1 Capital, confermano la fiducia degli investitori nella capacità di Israele di sviluppare tecnologie di punta in un momento di grande trasformazione digitale.

Il caso di Lyte sottolinea un punto strategico: mentre molte startup si concentrano su applicazioni software, la prossima ondata di innovazione sarà guidata da sistemi che combinano hardware e AI in modo integrato, rendendo possibile un’interazione più naturale tra macchine e ambiente. Questo approccio potrebbe avere effetti dirompenti non solo nell’automazione industriale ma anche nella robotica di servizio, nei veicoli autonomi e nella logistica intelligente, ampliando l’impatto economico dell’AI ben oltre i confini tradizionali del software.

Inoltre, il successo di un team con radici così diverse, israeliane e iraniane, riflette come la tecnologia abbia il potenziale di trascendere tensioni politiche e barriere culturali per perseguire obiettivi condivisi di progresso scientifico. Mentre il mondo osserva da vicino l’evoluzione dell’AI e della robotica, storie come quella di Lyte mostrano che il futuro dell’innovazione potrebbe emergere dove competenze, visioni internazionali e investimenti robusti si incontrano.

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