Recentemente, una donna di religione ebraica che stava preparando un viaggio in Europa rifletteva su un semplice gesto: indossare il Maghen David e una medaglietta in memoria degli ostaggi israeliani.
Prima di partire, amici ebrei le hanno chiesto se davvero avesse intenzione di indossarli in pubblico in un ambiente potenzialmente ostile. La domanda, tanto comprensibile quanto ingiusta, racchiude il dramma che molti ebrei oggi vivono: sentirsi obbligati a scegliere tra sicurezza e identità.
Negli ultimi mesi, numerosi episodi in Europa hanno dimostrato quanto esibire simboli ebraici in pubblico possa essere rischioso. Turisti ebrei sono stati insultati verbalmente, presi di mira, oggetto di minacce o discriminazioni semplicemente per la loro fede o per la loro provenienza. In Svizzera, in Austria, in Italia o in altre località, questi gesti di odio non sono più rari e mostrano come essere visibili significhi esporre la propria comunità a pericoli concreti.
La stessa realtà si riflette anche negli Stati Uniti, dove ebrei, anche giovanissimi, si domandano se sia sicuro andare a scuola, all’università o camminare per strada con una kippah, un ciondolo a forma di stella di David o altri segni religiosi visibili. Molti preferiscono nascondere la propria identità per proteggersi: non è più una questione di fede da difendere, ma di prudenza. La vulnerabilità, oggi, non nasce da attivismo o da volontà di provocazione, ma semplicemente dalla visibilità dell’identità.
Secondo recenti indagini condotte su scala globale, una quota significativa di studenti ebrei ammette di aver vissuto esperienze di antisemitismo, e rendendo meno visibile la propria religione per timore di aggressioni. Molti affermano di avere evitato di esprimere la propria identità pubblicamente per non diventare bersaglio di odio. Questa scelta non è simbolica: significa rinunciare a parte di sé per sentirsi “al sicuro”.
La decisione di indossare o meno oggetti religiosi diventa così un dilemma doloroso: non riguarda moda né estetica, ma dignità, sicurezza e libertà di essere sé stessi. In un Paese che dichiara di difendere la libertà di religione e di espressione, la domanda “Posso essere me stesso senza rischiare?” non dovrebbe neppure esistere. Purtroppo oggi, per molti ebrei, rappresenta una cruda realtà.

