Un’inchiesta giornalistica ha rivelato che oltre 150 palestinesi condannati per terrorismo e deportati da Israele nell’ambito dell’accordo di cessate il fuoco con Gaza alloggiano in un hotel di lusso al Cairo.
Secondo il rapporto, questi ex detenuti, molti dei quali condannati all’ergastolo per omicidi e attentati, soggiornano al Renaissance Cairo Mirage, un hotel a cinque stelle, dove sono stati visti rilassarsi in piscina, partecipare a banchetti e festeggiamenti, e ricevere amici e parenti arrivati dall’estero per incontrarli.
Tra loro figurano figure di spicco come Akram Abu Bakr, ex leader di Fatah Tanzim, che avrebbe persino celebrato il proprio matrimonio nei giardini dell’hotel, e Mahmoud Issa, coinvolto nel rapimento e nell’uccisione di un ufficiale di polizia israeliano nel 1993. Presenti anche Samir Abu Nima, responsabile dell’attentato a un autobus di Gerusalemme nel 1983, e Muhammad Zawahra, partecipante a un attacco armato del 2024 vicino a un checkpoint dell’area di Gerusalemme.
I giornalisti che hanno condotto l’indagine riferiscono che molti di questi ex detenuti hanno prelevato contanti dagli sportelli automatici all’interno dell’hotel e condiviso foto e messaggi sui social, mostrando un tenore di vita sorprendentemente alto per persone appena liberate dopo condanne per terrorismo.
In base all’accordo mediato dagli Stati Uniti, Israele aveva liberato circa duemila prigionieri, tra cui 250 ergastolani, in cambio del rilascio degli ultimi venti ostaggi israeliani ancora vivi rapiti durante il massacro del 7 ottobre. I 154 detenuti più pericolosi, colpevoli di omicidio o di produzione di armi, non potevano rientrare né in Israele né nei territori palestinesi, e sono stati quindi trasferiti in Egitto.
Al loro arrivo al Cairo, sono stati accolti da folle di sostenitori e parenti, per poi radunarsi in una sala riservata dell’albergo. Uno di loro, Mahmoud al-Arida, membro della Jihad Islamica e tra i protagonisti dell’evasione dal carcere di Gilboa nel 2021, ha pubblicato una foto che lo ritrae sorridente mentre mangia formaggio, commentando ironicamente: “La mia prima volta con un cucchiaio dopo quattro anni”.
Secondo il rapporto, i deportati sarebbero sotto sorveglianza delle autorità di sicurezza egiziane, ma alcuni di loro avrebbero già espresso l’intenzione di trasferirsi in Qatar, Turchia o Tunisia. Chiunque desideri lasciare l’hotel deve ottenere l’autorizzazione della polizia egiziana, che presidia l’ingresso armata.
Esperti di sicurezza internazionale hanno espresso forte preoccupazione per la situazione, avvertendo che il raduno di decine di ex terroristi in un ambiente lussuoso e relativamente libero rappresenta un rischio concreto. Secondo il professor Anthony Glees dell’Università di Buckingham, “queste persone restano pericolose e ideologicamente motivate; non dovrebbero potersi organizzare o muovere senza controllo”.
L’immagine di ex terroristi ospitati in un resort a cinque stelle suscita indignazione e interrogativi sul futuro dell’accordo di cessate il fuoco, oltre a mettere in dubbio le garanzie di sicurezza che accompagnavano la loro liberazione.

