Un episodio scioccante si è verificato ieri nel porto di Creta, dove un gruppo di turisti israeliani è stato violentemente aggredito da attivisti pro-palestinesi mentre cercava di scendere da una nave da crociera.
L’incidente ha scosso i passeggeri e sollevato gravi interrogativi sulla sicurezza degli israeliani all’estero. Secondo le testimonianze raccolte da N12News, l’attacco è iniziato poco dopo l’attracco della nave della compagnia Mano Shipping. Decine di attivisti, armati di pietre e sbarre di ferro, si sono radunati nei pressi del porto, pronti ad assalire chiunque portasse con sé la bandiera israeliana, anche solo nell’accento o nell’aspetto.
“Appena i primi passeggeri hanno messo piede a terra, sono stati accolti da una pioggia di oggetti contundenti,” racconta Keren, una delle viaggiatrici. “Ho visto persone correre indietro, madri urlare, padri cercare di coprire i figli con il corpo. Eravamo terrorizzati. Non ci volevano lì, non ci volevano vivi.”
Nel giro di pochi minuti il porto è stato chiuso e i passeggeri respinti sulla nave. Per un quarto d’ora, decine di israeliani sono rimasti intrappolati tra la paura di scendere e l’impossibilità di trovare riparo a terra. “Siamo stati trattati come prigionieri, barricati dentro una nave turistica perché fuori c’era chi voleva farci del male solo per la nostra identità,” ha spiegato un altro passeggero.
La polizia greca è arrivata successivamente, disperdendo i manifestanti e ripristinando l’accesso al porto. Ma il danno era già fatto: il messaggio, ancora una volta, è chiaro. Per gli israeliani, nemmeno una vacanza in Europa è libera dall’ombra dell’odio.
L’episodio ha suscitato rabbia e dolore nella comunità israeliana. Non si tratta di un fronte di guerra, né di un territorio conteso: si tratta di un porto turistico nel cuore del Mediterraneo. Eppure, l’antisemitismo e l’odio anti-israeliano hanno colpito con la stessa ferocia.
Quanto accaduto a Creta non è solo un fatto di cronaca: è un campanello d’allarme. I cittadini israeliani sono diventati bersagli mobili, vulnerabili ovunque. Oggi, chi viaggia con un passaporto israeliano non porta con sé solo un documento: porta addosso un rischio, un bersaglio che l’odio internazionale non smette di inseguire.

