HomeAttualitàTerremoto Venezuela: Israele mobilita aiuti senza relazioni diplomatiche

Terremoto Venezuela: Israele mobilita aiuti senza relazioni diplomatiche

Un terremoto di magnitudo 7.5, il più potente nella storia recente del Venezuela, ha provocato oltre 160 morti e centinaia di feriti. Pur non avendo relazioni diplomatiche con Caracas, Israele e le sue organizzazioni umanitarie si mobilitano immediatamente per portare soccorso, dimostrando ancora una volta come i valori di solidarietà superino le barriere politiche

Due violente scosse di terremoto, di magnitudo 7.2 e 7.5 secondo i rilevamenti dell’US Geological Survey, hanno colpito il Venezuela nella serata di mercoledì, devastando la capitale Caracas e le aree circostanti. Si tratta del sisma più potente registrato nel paese sudamericano da oltre un secolo, superato solo da quello del 1900. Il bilancio aggiornato dalla presidente in carica Delcy Rodriguez parla di almeno 164 morti e quasi mille feriti, con lo stato di La Guaira, a nord della capitale, descritto come una vera e propria “zona di disastro”.

Nonostante l’assenza di relazioni diplomatiche tra Israele e Venezuela, rotte da Caracas nel 2009 in seguito all’operazione Piombo Fuso a Gaza, lo Stato ebraico non ha esitato a offrire il proprio aiuto. Il ministero degli Esteri israeliano ha annunciato di essere in fase di “valutazione della situazione con le autorità competenti” per individuare le modalità più efficaci di assistenza, mentre il ministero della Sanità si prepara a inviare una delegazione medica.

A oggi non risultano cittadini israeliani feriti o disperVenezuela, ma il paese ospita ancora una piccola comunità ebraica, stimata tra le 4.000 e le 6.000 persone, drasticamente ridotta rispetto alle 45.000 unità precedenti l’ascesa al potere di Hugo Chávez nel 1999.

Le organizzazioni israeliane in prima linea

Mentre la diplomazia ufficiale valuta le opzioni, la macchina della solidarietà israeliana si è già messa in moto. NATAN Worldwide Disaster Relief ha annunciato l’invio di un team di sei-otto volontari professionisti, tra personale medico e assistenti sociali, pronti ad allestire cliniche mobili dove necessario. La CEO dell’organizzazione, Alice Miller, ha sottolineato come nei momenti di disastro non ci sia tempo per esitare, ricordando che le prime ore sono decisive sia dal punto di vista medico che psicologico.

IsraAID, la maggiore organizzazione umanitaria non governativa israeliana, ha confermato l’invio di un team di esperti già attivo in Colombia, con competenze specifiche in supporto psicologico, gestione delle risorse idriche e igiene sanitaria. Il CEO Yotam Polizer ha evidenziato i legami profondi che l’organizzazione ha costruito con le comunità venezuelane nel corso degli anni, molte delle quali coinvolgono anche membri del proprio staff di origine locale.

A queste si aggiungono ZAKA, che ha mobilitato le proprie squadre presenti negli Stati Uniti, in Messico e in Israele per eventuali operazioni di ricerca e salvataggio tra le macerie, SmartAID, già presente sul territorio attraverso partner locali, e l’American Jewish Joint Distribution Committee, impegnato a fornire cibo, acqua, medicinali e riparo alla comunità ebraica e alla popolazione più ampia.

Il KKL-JNF (Fondo Nazionale Ebraico) ha invece annunciato un primo stanziamento di 300.000 shekel, circa 100.000 dollari, da destinare per metà alle necessità immediate (cibo, materassi, attrezzature mediche) e per metà al supporto psicologico e alle attività educative e di sollievo per le famiglie sfollate, che ammonterebbero a circa 500 nuclei familiari.

Un ostacolo non trascurabile: i visti

Le organizzazioni israeliane devono fare i conti con una difficoltà concreta: l’assenza di canali diplomatici rende praticamente impossibile per i cittadini israeliani ottenere un visto di ingresso in Venezuela. Alice Miller di NATAN ha spiegato che si stanno valutando soluzioni alternative, come l’invio di operatori in possesso di passaporti di altri paesi. Diverse squadre stanno inoltre transitando attraverso Panama per poi raggiungere il Venezuela via terra, in attesa della riapertura dell’aeroporto di Caracas, gravemente danneggiato dal sisma.

Secondo Lihi Lavian Yaffe, direttrice degli Affari Umanitari di SID Israel, organizzazione ombrello delle ONG israeliane attive a livello internazionale, è proprio la rete di partnership costruita negli anni a permettere una risposta rapida anche in contesti diplomaticamente complessi.

Hafziva Shochet, emissaria di Chabad in Venezuela, ha raccontato i momenti del terremoto: si trovava da sola in casa quando ha ricevuto un allarme sul telefono pochi istanti prima che la scossa iniziasse. Ha descritto la casa che si muoveva come una nave in mare, le crepe nei muri, l’assenza di elettricità e acqua, e la ricerca del marito tra le strade piene di persone traumatizzate. Il professor Shmuel Marco, geologo dell’Università di Tel Aviv, ha definito raro un evento sismico di questa portata con due scosse così vicine tra loro, sottolineando come nessun paese al mondo sia davvero pronto ad affrontare un terremoto capace di distruggere una grande città.

Israele aveva già espresso speranza per una possibile normalizzazione dei rapporti con il Venezuela dopo la caduta di Maduro, catturato dalle forze statunitensi nel gennaio scorso. Il gesto di solidarietà umanitaria, slegato da qualsiasi calcolo diplomatico immediato, conferma ancora una volta come i valori di tikkun olam, la riparazione del mondo, restino al centro dell’identità israeliana anche nei contesti più difficili, proprio come già avvenuto con le missioni di soccorso a Haiti, Nepal, Turchia e Thailand dopo i rispettivi disastri naturali.

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