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Israele leader mondiale nell’intelligenza artificiale sanitaria

Secondo una professoressa del MIT, Israele ha le caratteristiche uniche per guidare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale nella sanità, dal test clinico all’implementazione.

Israele ha tutte le carte in regola per diventare un centro di eccellenza globale nell’applicazione dell’intelligenza artificiale alla medicina, grazie alla combinazione di forti competenze tecnologiche, un sistema sanitario integrato e un vivace ecosistema di startup. Questo è il messaggio chiave lanciato da Regina Barzilay, professoressa di informatica al Massachusetts Institute of Technology (MIT), una delle massime autorità mondiali nel campo dell’AI applicata alla salute. Le sue osservazioni sono emerse durante il HealthTech AI Summit 2025, un importante incontro internazionale che ha portato a Tel Aviv esperti e innovatori da tutto il mondo.

Barzilay ha spiegato che Israele si trova in una posizione unica per guidare la trasformazione dell’assistenza sanitaria mediante strumenti di intelligenza artificiale che non si limitano alla diagnosi ma possono rivoluzionare l’intero percorso clinico, dalla prevenzione alla cura. Secondo la professoressa, uno dei punti di forza del sistema sanitario israeliano è la sua struttura, dove fornitori di cure e casse mutue operano spesso sotto lo stesso ombrello organizzativo. Questa configurazione facilita la raccolta, l’analisi e l’uso dei dati clinici, riducendo le barriere tradizionali che rallentano l’integrazione dell’AI nei sistemi sanitari di altri paesi.

Durante il summit Barzilay ha sottolineato come la vera sfida non sia più convincere i medici dell’utilità dell’AI, come accadeva un decennio fa, ma portare l’innovazione a un livello di standard di cura riconosciuti. Perché un algoritmo o uno strumento basato su AI abbia un impatto reale, deve essere integrato nelle linee guida cliniche ufficiali e sostenuto da evidenze solide che dimostrino un miglioramento degli esiti per i pazienti. Soltanto così queste tecnologie potranno essere adottate su vasta scala e rimborsate dai sistemi di assicurazione sanitaria.

Un esempio concreto riguarda la diagnosi precoce del cancro al seno. Barzilay e il suo team hanno sviluppato uno strumento di machine learning chiamato MIRAI, capace di analizzare milioni di immagini mammografiche e individuare modelli preliminari di malattia prima che siano visibili all’occhio umano. Strumenti simili, spiega la professoressa, potrebbero non solo rilevare anomalie in anticipo ma anche aiutare i medici a identificare pazienti a rischio elevato molto prima che la malattia progredisca a stadi più avanzati e difficili da trattare.

La professoressa ha ribadito che l’intelligenza artificiale non sostituirà i medici ma li assisterà, migliorando la precisione diagnostica e alleggerendo parte del carico di lavoro in sistemi sanitari che affrontano una crescente domanda di servizi. La carenza di risorse e la fatica professionale, ormai comune in molte realtà, limita la capacità di fornire cure tempestive ed accurate; l’AI può supportare i medici rendendo la pratica clinica più efficiente e meno soggetta a errori umani.

Nonostante questo potenziale, Barzilay ha riconosciuto che esistono ancora ostacoli significativi. Uno dei più rilevanti è la mancanza di prove solide che dimostrino che l’uso dell’AI migliori gli esiti sanitari su larga scala. Molti strumenti sviluppati finora si sono concentrati sulla capacità di rilevare anomalie o predire rischi, ma pochi hanno dimostrato in modo convincente che la loro adozione riduce mortalità o complicanze nei pazienti. A questo proposito, Israele ha l’opportunità di condurre studi pilota su milioni di dati sanitari, sfruttando l’integrazione tra fornitori e pagatori per generare evidenze robuste.

La professoressa Barzilay ha anche raccontato come la sua esperienza personale, inclusa una diagnosi di cancro al seno, l’abbia motivata a dedicarsi alla creazione di strumenti più intelligenti e sensibili per la cura della salute. Il suo lavoro, basato su una vasta quantità di dati e avanzati algoritmi di apprendimento automatico, mira a sviluppare modelli intelligenti per diverse forme di cancro e altre malattie complesse.

Secondo gli esperti presenti al summit, Israele ha già fatto passi concreti in questa direzione. Per esempio, servizi come quelli offerti da Clalit Health Services, uno dei principali fornitori sanitari del paese, utilizzano sistemi di AI per fornire cure preventive e assistenza personalizzata a oltre 100.000 persone ogni mese. L’obiettivo a lungo termine è creare un sistema sanitario dove l’intelligenza artificiale integrata consenta diagnosi più precise, piani di cura personalizzati e una gestione predittiva delle malattie.

Il dibattito sull’AI in medicina non riguarda solo tecnologia e dati, ma anche questioni etiche e sociali. L’equità nell’accesso alle cure, la protezione della privacy dei pazienti e la possibilità di ridurre le disuguaglianze sono aspetti fondamentali da considerare. Barzilay ha sottolineato che, se ben implementata, l’AI potrebbe livellare le disparità tra aree urbane e rurali, tra grandi centri e zone periferiche, offrendo cure di alta qualità indipendentemente dalla posizione geografica.

Nel complesso, l’opinione di una delle voci più autorevoli nel campo dell’AI clinica è chiara: Israele ha il potenziale per diventare un leader globale nella rivoluzione dell’intelligenza artificiale nella sanità, ma ciò richiederà un impegno coordinato tra istituzioni, aziende tecnologiche, sanitari e legislatori per trasformare l’innovazione in pratica clinica quotidiana.

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