Israele, nota in tutto il mondo come “Startup Nation”, sta emergendo come leader globale nel settore climate-tech, un comparto che unisce innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale per combattere il cambiamento climatico. Questo articolo esplora cos’è il climate-tech israeliano, la sua evoluzione, il mercato attuale e le prospettive future, con un focus su tecnologie chiave, finanziamenti e partnership internazionali.
Cos’è il Climate-Tech Israeliano
Il climate-tech rappresenta l’insieme di tecnologie e soluzioni innovative volte a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, ottimizzare le risorse naturali e promuovere un’economia a basse emissioni. In Israele, questo settore si inserisce perfettamente nel DNA del paese: scarsità d’acqua, esposizione a climi estremi e una cultura dell’innovazione nata dalla necessità. Con oltre 600 startup attive nel 2023, Israele si posiziona come hub globale, grazie a un ecosistema che integra università di eccellenza come il Technion, venture capital aggressivi e un governo proattivo tramite l’Israel Innovation Authority.
Le tecnologie principali spaziano dal water-tech (desalificazione e riciclo idrico, con aziende come IDE Technologies leader mondiale) all’energia rinnovabile (sistemi solari avanzati e storage come quelli di StoreDot), passando per agritech (irrigazione di precisione di Netafim, usata in 110 paesi) e carbon capture (soluzioni di CO2 ai di Climeworks-inspired). Queste innovazioni non sono astratte: risolvono problemi reali, come la produzione di acqua potabile dal 90% del mare per uso domestico.
Lo Sviluppo del Settore
L’evoluzione del climate-tech israeliano è esplosiva. Negli ultimi cinque anni, il numero di startup è triplicato, passando da 200 nel 2019 a oltre 700 nel 2025, spinto dalla pandemia e dalla COP26 che ha accelerato gli investimenti green. Il governo ha lanciato programmi come il “Climate-Tech Nation”, con fondi dedicati e incentivi fiscali, mentre community come PLANETech connettono imprenditori, investitori e corporates.
Tra le tecnologie specifiche, spicca il water-tech: Israele ricicla l’87% delle acque reflue, il tasso più alto al mondo, grazie a membrane nanofiltranti e AI per il monitoraggio. Nell’energia, batterie al litio-solido e idrogeno verde (progetti di H2Pro) promettono storage efficienti. L’agritech integra droni e sensori IoT per ridurre pesticidi del 30%, mentre il food-tech sviluppa proteine alternative per dimezzare le emissioni agricole.
Il Mercato e i Finanziamenti
Il mercato climate-tech israeliano vale circa 10 miliardi di dollari nel 2025, con export in oltre 100 paesi. Gli investimenti hanno raggiunto i 3,5 miliardi di dollari cumulativi dal 2020, triplicati rispetto al decennio precedente, grazie a VC locali come OurCrowd e fondi globali (Sequoia, Temasek). Nel 2024, round serie A/B hanno attirato 1,2 miliardi, con exit notevoli come l’acquisizione di Watergen da parte di General Electric.
I finanziamenti provengono da tre pilastri: governo (Israel Innovation Authority eroga 500 milioni annui), VC (50 fondi dedicati) e corporates. Partnership sono cruciali: programmi come l’International Climate-Tech Program matchano startup israeliane con multinazionali (Siemens, Volvo) per R&D congiunti, finanziando fino al 50% dei progetti. Esempi includono collaborazioni con IKEA per materiali sostenibili e con Enel per smart grid.
Partnership Internazionali
Le alleanze globali amplificano l’impatto israeliano. L’Israel Innovation Authority promuove bandi con hub come Svezia e Svizzera, mentre accordi bilaterali con Italia (tecnologie per suoli sani e water treatment, bando 2024) e USA (DOE per energia pulita) generano progetti congiunti. Startup come Helios per cooling sostenibile collaborano con Microsoft, e ClimateLaunchpad accelera cleantech verso mercati UE.
Queste partnership non solo portano capitali (fino a 10 milioni per progetto) ma facilitano scale-up: aziende israeliane entrano in catene di fornitura globali, come Orbia per tubature intelligenti. In Italia, tour come il Planet & Climate Tech-Tour 2023 hanno connesso ecosistemi, promuovendo scambi su precision optics e quantum tech per applicazioni climatiche.
Prospettive Future
Il futuro del climate-tech israeliano è luminoso, con proiezioni di 25 miliardi di valore di mercato entro 2030. Sfide come la dipendenza da export e tensioni geopolitiche saranno affrontate con diversificazione (focus su Africa e Asia) e AI integrata per predire disastri climatici. Nuovi fondi sovrani e regolamenti UE (Green Deal) apriranno porte, mentre talenti da IDF Unit 8200 migrano nel green.
Israele punta a diventare “Climate Tech Nation”, esportando soluzioni per il 10% delle emissioni globali ridotte. Con COP30 all’orizzonte, partnership trilaterali (Israele-UE-USA) e verticali emergenti come blue economy completeranno il quadro, rendendo Tel Aviv il Silicon Valley del clima.

