Israele: 420 casi positivi nelle ultime 24 ore, torna in auge il tracking telefonico

Con un aumento dei pazienti in condizioni critiche testate martedì, 19.188, é il numero più alto con un tasso di positività del 2.3%

Questa mattina il Ministero della Sanità ha annunciato che nelle precedenti 24 ore erano stati diagnosticati 420 casi di coronavirus, portando il totale dei casi confermati a 21.666 e continuando l’ondata vista negli ultimi giorni. Il Ministero della Salute ha affermato che 45 persone sono in gravi condizioni, con un aumento di cinque da martedì e che 28 di loro sono sotto ventilazione.  Il ministero ha dichiarato che 19.188 test sono stati effettuati martedì, il numero giornaliero più alto in assoluto, con un tasso positivo del 2,3 per cento.

I numeri sono stati pubblicati mentre al governo si discute della possibilità di ristabilire la localizzazione telefonica per i positivi che é stato utilizzato all’inizio della pandemia dallo Shin Bet (servizi interni n.d.r.) un sistema che solitamente viene utilizzato per l’antiterrorismo. Il programma – che ha utilizzato enormi quantità di dati di telefoni cellulari e carte di credito per tracciare il movimento dei pazienti con coronavirus e di quelli a stretto contatto con loro – è terminato all’inizio di Giugno, quasi tre mesi dopo l’inizio. Il numero dei positivi rilasciati questa mattina, e riferiti alla precedenti 24h, è stato rilasciato ore dopo un parziale blocco di Elad, una città ultra ortodossa nel centro di Israele, e cinque quartieri prevalentemente ultra ortodossi nella città settentrionale di Tiberiade, sono entrati in lock down per sette giorni nel tentativo di rallentare la diffusione del coronavirus. Non solo Elad e Tiberiade, ma al momento é anche tenuta sotto controllo la città prevalentemente ultra-ortodossa di Modiin Illit.

Il governo sta discutendo se introdurre restrizioni a Bat Yam, cittadina vicino a Tel Aviv, protagonista in questi ultimi giorni di un forte aumento delle infezioni da coronavirus. Vi sono particolari preoccupazioni riguardo alla popolazione  relativamente più anziana rispetto ad altre aree di epidemia.

Una task force militare ha informato che i tassi di infezione sono “molto alti” nelle comunità ultra-ortodosse rispetto al resto del paese, con circa il 14% di tutte le nuove infezioni questa settimana diagnosticate in soli cinque luoghi. Ha indicato che le condizioni di vita dense, le difficoltà nell’isolare i pazienti e le connessioni tra le diverse comunità in tutto il paese contribuiscono al problema.

La task force ha quindi individuato particolarmente a rischio le città ultra-ortodosse di Bnei Brak, Modiin Illit, Beitar Illit e Beit Shemesh come città con relativi tassi di infezione, nonché i quartieri ultra-ortodossi nelle città di Gerusalemme, Ashdod, Netanya e Safed, insieme a Elad e i quartieri di Tiberiade che sono in lockdown. Il ministro della Difesa Benny Gantz ha dichiarato mercoledì di aver firmato un ordine che autorizza la chiamata d’emergenza di 250 riservisti dell’IDF, principalmente nel comando del Fronte interno, per assistere “secondo necessità e in linea con gli sviluppi nella diffusione della pandemia di coronavirus”.

La forte ascesa nel numero di casi ha alimentato i timori di una seconda ondata di virus e ha portato domenica il Ministero della Sanità a incaricare gli ospedali di tutto il paese di prepararsi a riaprire i reparti di COVID-19. Un rapporto del Coronavirus National Information and Knowledge Center martedì ha informato che Israele potrebbe vedere raddoppiare il numero di casi di coronavirus attivi entro una settimana.

 

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