Una startup israeliana potrebbe presto rivoluzionare il modo in cui il mondo affronta la carenza di sangue, sviluppando un processo che permette di coltivare globuli rossi “universali” in laboratorio.
Si tratta di RedC Biotech, fondata dal Dr. Ari Gargir, che ha un obiettivo tanto ambizioso quanto urgente: produrre, su scala industriale, sangue adatto a tutti, senza più dipendere dai donatori.
Oggi, nei paesi sviluppati, le carenze di sangue sono sporadiche e gestibili. Ma in gran parte del mondo, soprattutto nelle aree colpite da conflitti, disastri naturali o sistemi sanitari fragili, la mancanza di scorte adeguate costa ogni anno la vita a circa due milioni di persone. “Immaginate di poter fornire sangue sicuro, sterile e compatibile in ogni ospedale del pianeta, in qualsiasi momento. È questa la nostra visione”, spiega Gargir.
Il progetto si basa sulle cellule staminali, in grado di moltiplicarsi all’infinito se coltivate correttamente. Nei laboratori RedC vengono conservate a −150 °C e, una volta scongelate, ogni singola cellula può replicarsi fino a generare milioni di globuli rossi pronti per trasfusioni. Il processo avviene in grandi bioreattori, capaci di produrre contemporaneamente centinaia di unità di sangue che, una volta testate e confezionate, possono essere distribuite a livello globale.
Il Dr. Oren Inzelberg Yifa, scienziato principale dell’azienda ed esperto nella coltura di cellule staminali, racconta di essersi unito al team proprio per contribuire con le sue competenze a questa sfida unica. “Ho letto del progetto e ho capito subito che potevo dare un contributo significativo. Il potenziale è infinito”.
Per il fondatore, però, non è solo una missione scientifica: è anche una questione personale. Gargir ricorda infatti un incidente di gioventù, quando durante un volo in parapendio riportò gravi ferite e perse molto sangue. Fu una trasfusione a salvargli la vita, e da allora l’idea di rendere il sangue accessibile a tutti lo accompagna come una missione di vita.
RedC Biotech punta ora a espandere la produzione e ad avviare i primi studi clinici. L’obiettivo finale è costruire fabbriche di sangue universale in diverse parti del mondo, ognuna conforme alle normative locali, per garantire un approvvigionamento sicuro e costante. Se il progetto avrà successo, non solo le sale operatorie e i pronto soccorso saranno più sicuri, ma milioni di vite oggi a rischio potranno essere salvate.
La sfida è enorme, ma la promessa lo è ancora di più: un futuro in cui il sangue, fonte vitale per eccellenza, non sarà più un bene raro ma un diritto universale.

