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Rivoluzione in Iran in atto: proteste massicce e blackout internet totale

La rivoluzione in Iran in atto rappresenta uno dei momenti più critici della Repubblica Islamica degli ultimi anni. Iniziate il 28 dicembre 2025, le proteste Iran gennaio 2026 si sono trasformate da una semplice rivolta economica in un movimento politico massiccio che coinvolge ormai decine di province e centinaia di migliaia di cittadini.

Ciò che ha iniziato come uno sciopero dei commercianti del Grand Bazaar di Teheran si è rapidamente evoluto in una rivolta dei cittadini contro il regime senza precedenti nella storia recente del paese.

Iran le Cause Profonde della Rivoluzione

La rivoluzione in Iran in atto è stata innescata dal collasso catastrofico del rial, la moneta nazionale iraniana, che ha raggiunto il tasso di cambio di 1,4 milioni di rial per un dollaro americano. Questa crisi economica devastante ha colpito duramente commercianti, imprenditori e cittadini comuni, che si vedono privati del potere d’acquisto e travolti da un’inflazione galoppante senza precedenti. Ma l’origine della rivolta dei cittadini contro il regime va ben oltre le questioni economiche: la frustrazione accumulata negli anni per la corruzione dilagante, le violazioni sistematiche dei diritti civili, le carenze energetiche critiche e l’isolamento geopolitico del paese hanno creato un terreno fertile per l’esplosione sociale.

Studiosi del Medio Oriente notano che la crisi è stata accelerata dalla recente situazione geopolitica seguita al confronto di dodici giorni con Israele e dalle sanzioni internazionali che ne sono derivate, creando una tempesta perfetta di fattori destabilizzanti per il regime.

La diffusione massiccia delle proteste in Iran

Le proteste hanno assunto proporzioni straordinarie e inedite nella storia contemporanea dell’Iran. Nel settimo giorno di agitazione, la rivoluzione in Iran in atto aveva già raggiunto 222 località distribuite in 78 città sparse su 26 province diverse. Le principali metropoli come Teheran, Isfahan, Shiraz, Mashhad e Qom sono teatro di scontri continui tra manifestanti e forze di sicurezza. Anche il mondo accademico ha aderito al movimento, con studenti dell’Università di Teheran, Tabriz e molte altre istituzioni che scendono in piazza gridando slogan politici carichi di significato contro il regime.

Quello che sorprende maggiormente è la trasversalità della rivolta dei cittadini contro il regime: non è più una protesta di una singola categoria sociale, ma un movimento che unisce commercianti, studenti, insegnanti, donne e giovani provenienti da ogni strato della società iraniana.

Il blackout internet totale: la disconnessione forzata

Uno degli aspetti più drammatici e preoccupanti della rivoluzione in Iran in atto è il blackout internet Iran totale implementato dal governo nella serata dell’8 gennaio 2026. L’organizzazione internazionale NetBlocks, specializzata nel monitoraggio della connettività globale, ha segnalato una disconnessione pressoché completa della rete internet in Iran. Questo significa che le informazioni su internet adesso sono estremamente limitate: le comunicazioni della popolazione vengono interrotte, la diffusione delle immagini dei protesti viene bloccata, e il collegamento con il resto del mondo è quasi completamente reciso.

David Belson, capo dell’analisi dati presso Cloudflare, ha dichiarato in termini inequivocabili: “Il paese è effettivamente completamente offline”. Lo shutdown rappresenta una strategia deliberata del governo per soffocare la disseminazione di informazioni e impedire il coordinamento dei manifestanti. Questo blackout rende estremamente difficile per il mondo esterno seguire gli sviluppi in tempo reale e verificare le notizie che filtrano dal paese.

La Risposta Brutale del Regime

La risposta del regime iraniano è stata caratterizzata da una repressione durissima. Fino all’8 gennaio, il bilancio ufficioso parla di almeno 20-39 morti, con oltre 2.260 persone arrestate e centinaia di ferite. Le forze di sicurezza hanno utilizzato munizioni vere, lacrimogeni e gas irritanti per disperdere gli assembramenti nei principali centri urbani.

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