Ci sono decisioni politiche che non sono semplicemente fredde scelte diplomatiche. Ci sono decisioni che diventano ferite aperte, coltellate al cuore della memoria e della giustizia. La scelta del Regno Unito di vietare quest’anno alla delegazione ufficiale di Israele di partecipare alla fiera internazionale delle armi DSEI a Londra, non è soltanto un atto di ipocrisia politica.
È, piuttosto, un atto di tradimento verso la verità, verso la storia, e perfino verso i propri cittadini.
Perché ricordiamolo: il 7 ottobre non è stato solo il giorno del più terribile massacro della storia israeliana recente. Quel sabato nero ha segnato anche la più grave strage di cittadini britannici mai avvenuta in Medio Oriente. Diciotto uomini e donne con passaporto britannico sono stati assassinati da Hamas, la stessa organizzazione che oggi Londra, con la sua scelta miope, finisce per legittimare indirettamente. Alcuni cittadini britannici sono ancora ostaggi nelle mani di un gruppo terrorista che non conosce pietà né umanità.
Di fronte a questa realtà, come può la Gran Bretagna permettersi il lusso della smemoratezza? Come può dimenticare le famiglie spezzate, i figli rimasti orfani, le madri e i padri che piangono ancora oggi i loro cari con il cuore lacerato?
Israele, nel difendere la propria sopravvivenza, non sta solo difendendo i propri cittadini. Sta difendendo l’Occidente, i valori di libertà, di democrazia e di dignità umana che dovrebbero essere patrimonio comune. Quando Londra volta le spalle a Gerusalemme, non compie soltanto un passo antisraeliano o antisemita. Compie un passo contro la propria stessa gente, contro quei diciotto britannici che non hanno avuto la possibilità di tornare a casa dal festival della musica, contro coloro che ancora oggi vivono in catene nelle gallerie di Gaza.
La contraddizione è lampante: invece di rafforzare la cooperazione con Israele per combattere il terrorismo, il Regno Unito sceglie di isolare proprio l’unico Paese che combatte in prima linea questa battaglia. È un messaggio devastante per chi, in Israele, ancora piange figli caduti in difesa della propria terra, e un insulto alla memoria delle vittime che portavano lo stesso passaporto dei leader che oggi fanno finta di non vedere.
La dignità non si misura con i calcoli politici, ma con il coraggio della memoria. Oggi la Gran Bretagna sembra aver dimenticato la lezione più dolorosa: che il terrorismo non guarda ai confini, non sceglie le sue vittime in base alla nazionalità. Colpisce chiunque rappresenti la vita, la libertà e la speranza.
La verità è semplice: chi oggi a Londra sceglie di colpire Israele non compie un gesto neutrale, ma prende deliberatamente posizione a fianco dei carnefici. Non c’è spazio per l’ambiguità: sostenere restrizioni contro Israele significa offrire ossigeno a Hamas, legittimare il terrorismo e infangare la memoria di diciotto cittadini britannici uccisi barbaramente il 7 ottobre. Il Regno Unito dovrebbe chinare il capo per il dolore delle sue stesse famiglie e stringere con forza la mano d’Israele. Invece preferisce l’ipocrisia, la resa morale e la complicità con chi ha portato morte e distruzione. Questo non è solo un errore politico: è una vergogna storica che resterà incisa come macchia indelebile sulla coscienza britannica.

