Medici senza frontiere a Gaza: sospese attività mediche per presenza di uomini armati
Medici senza frontiere (MSF) ha annunciato la sospensione di parte delle sue attività mediche all’ospedale Nasser di Khan Younis nella Striscia di Gaza a causa della presenza di uomini armati all’interno della struttura, secondo quanto riportato da fonti ufficiali. La decisione rappresenta un momento delicato per l’assistenza sanitaria nell’enclave palestinese, dove già da anni la crisi umanitaria mette a dura prova le infrastrutture sanitarie.
MSF ha reso noto che, dallo scorso 20 gennaio, ha interrotto tutte le operazioni non critiche nell’ospedale, citando preoccupazioni relative alla sicurezza dei pazienti e del proprio personale. In un comunicato pubblicato sul sito dell’organizzazione, si legge che nei mesi recenti, sin dal raggiungimento del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, membri del personale e pazienti hanno riferito di aver visto uomini armati, alcuni dei quali con il volto coperto, presenti in varie aree del complesso ospedaliero, comprese zone in cui MSF non opera direttamente.
Secondo MSF, questi episodi includono intimidazioni, arresti arbitrari di pazienti e sospetti movimenti di armi. Tali situazioni rappresentano «minacce gravi per la sicurezza» delle attività mediche e sono incompatibili con la missione umanitaria dell’organizzazione, che richiede che gli ospedali siano spazi neutrali e civili, liberi da presenza militare o violenta per garantire cure sicure e imparziali.
L’ospedale Nasser di Khan Younis è una delle poche strutture sanitarie ancora operative in una Striscia di Gaza devastata dal conflitto prolungato. Centinaia di pazienti feriti, malati e persone con necessità di cure chirurgiche e di emergenza vengono trattati lì ogni settimana. MSF ha confermato che continuerà a sostenere alcuni servizi essenziali e riabilitativi, inclusi reparti chirurgici o trattamenti che salvano vite, ma ha sospeso le attività non critiche come maternità, pediatria, cure ambulatoriali e supporto psicologico fino a quando la sicurezza non potrà essere garantita.
La decisione di MSF è significativa perché segna la prima volta che l’organizzazione denuncia pubblicamente la presenza di uomini armati in un ospedale di Gaza e i rischi associati. L’uso di strutture civili come ospedali per scopi non sanitari è vietato dal diritto internazionale, che protegge le strutture mediche in tempo di conflitto proprio come spazi neutrali. Tuttavia, gli episodi denunciati da personale e pazienti hanno spinto MSF a rivedere la fattibilità di operare in condizioni di rischio crescente.
La situazione sanitaria a Gaza è già estremamente fragile a causa di anni di conflitto, blocco dei rifornimenti, penuria di medicinali e attacchi alle infrastrutture sanitarie. L’interruzione di alcune attività di Medici senza frontiere a Gaza rischia di aggravare ulteriormente l’accesso alle cure per migliaia di persone, in particolare donne in gravidanza, bambini e persone con malattie croniche o gravi traumi.
Il Ministero dell’Interno della Striscia, sotto il controllo di Hamas, ha dichiarato di essere impegnato a prevenire qualsiasi presenza armata all’interno degli ospedali e di adottare azioni legali contro chi viola tali spazi, ma non ha fornito dettagli su eventuali misure concrete in tal senso.
La questione si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra le autorità israeliane e organizzazioni umanitarie. Recentemente, Israele ha annunciato la decisione di revocare le attività di MSF e di altre decine di ONG in Gaza e in Cisgiordania dopo che alcune non hanno fornito alle autorità elenchi completi del personale, una misura che secondo Tel Aviv è necessaria per motivi di sicurezza e trasparenza. MSF ha definito tali richieste un pretesto che potrebbe ostacolare gli aiuti.
La sospensione di alcune attività mediche nel principale ospedale di Gaza sottolinea la complessità crescente dell’ambiente in cui operano le organizzazioni umanitarie. I team sanitari devono affrontare non solo carenze materiali e pressioni logistiche, ma anche rischi di natura militare e politica. La protezione dell’imparzialità e della neutralità della sanità civile diventa così sempre più difficile da garantire in un territorio dove le linee tra assistenza e conflitto si confondono frequentemente.

