Guarda la foto. Inbar sta ballando. La luce del sole del deserto le accarezza i riccioli, le braccia sono sollevate, non in un gesto di resa, ma in una preghiera laica alla gioia.
I suoi occhi chiusi, il sorriso appena accennato; in quel momento c’era solo il suono della musica, solo la promessa di una vita intera da vivere con la forza dirompente della giovinezza. Non c’era spazio per l’ombra, solo per una libertà incrollabile.
Poi, in un istante che ha spezzato il cuore della nostra nazione, l’ombra è calata. Quella stessa luce, quell’energia pura che vibrava sotto il cielo, è stata brutalmente strappata. I suoni del festival sono stati sostituiti dal fragore dell’orrore. Inbar, icona di vita e speranza, è stata assassinata sulla sua terra e poi trascinata nell’oscurità di Gaza, trasformata in un simbolo dolente dell’ingiustizia e della perdita.
Per due lunghi anni, Inbar è rimasta intrappolata, un nome costante sulle nostre labbra, l’ultima donna tenuta in ostaggio, la nostra ferita più profonda. La sua famiglia, i suoi guerrieri instancabili, ha condotto una battaglia disperata, non per la vita che era già stata stroncata il 7 ottobre, ma per la dignità del riposo, per il diritto di piangere e per ricostruire un futuro sulle ceneri di un presente negato. Hanno lottato per riavere il corpo, per restituire Inbar alla sua unica vera casa.
E in un destino amaro e profondamente significativo, il suo ritorno è arrivato. Non è stata la liberazione sognata, ma il doloroso compimento di una promessa: Inbar è tornata esattamente nel Giorno del Lutto Nazionale. È il giorno in cui il peso del nostro sacrificio collettivo è insopportabile. Non è un caso. È il momento in cui la nazione intera si unisce al dolore della sua famiglia, in un abbraccio di terra e anima.
Ora, i suoi riccioli, la sua luce, il suo spirito indomito riposeranno finalmente nel suolo di Israele, la terra che l’ha vista ballare e che ora l’accoglie in eterno. La sua lotta è finita. La nostra memoria di lei, e la nostra determinazione a onorare il suo sacrificio, non finiranno mai. Che la sua famiglia trovi la forza di piangere, di onorare la sua lotta e di trovare la pace.

