Israele a Milano Cortina 2026, tra pressioni politiche e difesa dello spirito olimpico, il ruolo dello sport come spazio neutrale e inclusivo.
A poche settimane dall’inizio delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, una polemica politica sta cercando di spostare l’attenzione dal significato universale dei Giochi a un terreno di scontro ideologico. Alcuni movimenti e organizzazioni hanno chiesto ufficialmente l’esclusione di Israele dall’evento, trasformando un appuntamento sportivo globale in un’arena di pressione politica. Una richiesta che ha immediatamente acceso il dibattito internazionale sul rapporto tra sport, neutralità e conflitti geopolitici.
Le Olimpiadi nascono per unire, non per dividere. Il Comitato Olimpico Internazionale ha più volte ribadito che lo sport deve restare uno spazio neutrale, fondato su rispetto, dialogo e convivenza pacifica. Inserire criteri politici nella partecipazione degli atleti significa minare uno dei pilastri fondamentali del movimento olimpico. Israele partecipa ai Giochi dal 1952 e, come molte altre nazioni, attraversa una storia complessa fatta di tensioni regionali e sfide di sicurezza. Tuttavia, la funzione delle Olimpiadi non è giudicare i governi, ma offrire agli atleti un terreno di confronto leale e universale.
Richiedere l’esclusione di una delegazione nazionale da Milano Cortina 2026 equivarrebbe a introdurre una discriminazione che contraddice lo spirito stesso delle Olimpiadi. Le sanzioni sportive sono previste esclusivamente in caso di violazioni delle regole olimpiche, non come strumento di pressione su conflitti internazionali che devono trovare soluzione in ambiti diplomatici e istituzionali. Aprire questa porta significherebbe esporre i Giochi a un effetto domino, dove ogni crisi geopolitica potrebbe tradursi in boicottaggi selettivi.
Israele, pur non essendo tradizionalmente associato agli sport invernali, ha investito negli anni nello sviluppo di discipline come pattinaggio artistico, sci alpino e curling. La presenza israeliana alle Olimpiadi Invernali rappresenta un percorso di perseveranza sportiva, costruito attraverso programmi di formazione, strutture dedicate e collaborazioni internazionali. Gli atleti israeliani non incarnano decisioni politiche, ma anni di sacrifici personali, allenamenti lontano da casa e competizioni internazionali affrontate per conquistare un posto tra i migliori.
Impedire di partecipare significherebbe colpire individui che hanno dedicato la vita allo sport, svuotando il senso stesso dell’olimpismo. In un’Olimpiade ospitata dall’Italia, Paese fondato sui valori di libertà, inclusione e dialogo, accettare una forma di censura sportiva sarebbe un messaggio in profonda contraddizione con la tradizione democratica e culturale italiana.
Milano e Cortina rappresentano due volti dell’Italia moderna, aperta e innovativa. Le Olimpiadi Invernali 2026 sono un’occasione storica per ribadire che lo sport può essere uno strumento di unione in un’epoca segnata da polarizzazione e conflitti. Il compito delle istituzioni italiane e del Comitato Olimpico Internazionale è garantire che i Giochi restino protetti da pressioni ideologiche, preservando un ambiente in cui ogni delegazione possa competere in condizioni di pari dignità.
Trasformare Milano Cortina in un terreno di scontro politico significherebbe tradire le aspettative di milioni di appassionati che vedono nelle Olimpiadi un raro spazio di tregua simbolica. In questo senso, la presenza di Israele non dovrebbe essere interpretata come una provocazione, ma come una normale espressione della comunità sportiva internazionale.
Anziché promuovere boicottaggi, lo sport potrebbe diventare uno dei pochi luoghi in cui israeliani e palestinesi si incontrano su un piano di parità, condividendo regole comuni e rispetto reciproco. La storia olimpica dimostra che la competizione leale ha spesso favorito gesti di distensione e dialogo, anche tra nazioni in conflitto.
Milano Cortina 2026 può lanciare un messaggio chiaro al mondo: le Olimpiadi sono di tutti. Sostenere la partecipazione di Israele significa difendere la libertà sportiva, tutelare gli atleti e riaffermare che lo spirito olimpico nasce per unire i popoli, non per dividerli. In un momento storico segnato da profonde fratture, preservare questo spazio neutrale diventa non solo un dovere sportivo, ma anche un atto culturale e civile.

