16.2 C
Tel Aviv
Wed, Jan 7 2026
HomeAttualitàIran vs. Stati Uniti ai ferri corti

Iran vs. Stati Uniti ai ferri corti

Washington è in massima allerta. Secondo fonti della Reuters, gli Stati Uniti si stanno preparando a un possibile attacco iraniano contro le proprie forze in Medio Oriente entro 48 ore.

Nonostante ciò, l’amministrazione americana continua a sperare in una soluzione diplomatica che eviti un’escalation su vasta scala, dopo il clamoroso attacco ai siti nucleari iraniani. Il messaggio che arriva da Teheran, però, va in direzione opposta: “Siamo pronti a una guerra di due anni”, ha affermato un alto funzionario iraniano intervistato dalla CNN, definendo le richieste di cessate il fuoco come “una trappola”.

Il rischio di un attacco imminente ha spinto Stati Uniti, Regno Unito e Cina a emettere un avviso di sicurezza rivolto ai propri cittadini in Qatar, invitandoli a rimanere al sicuro fino a nuovo ordine. L’ambasciata americana ha inviato un’email alla comunità americana locale, mentre le ambasciate di Londra e Pechino hanno lanciato comunicazioni simili. Intanto, il Ministero degli Esteri del Qatar ha assicurato che la situazione interna è stabile e sotto controllo. Il piccolo emirato ospita la base militare americana di Al-Udeid, la più grande nel Medio Oriente, già parzialmente evacuata per timore di essere un bersaglio facile in caso di attacco missilistico o con droni da parte dell’Iran.

Le tensioni crescono anche in Iraq e Siria. Secondo quanto riportato dal New York Times, milizie filo-iraniane in Iraq avrebbero cominciato a preparare attacchi contro basi statunitensi nella regione, sebbene il governo di Baghdad stia cercando di dissuaderle dall’entrare nel conflitto. Durante una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’ambasciatrice americana Dorothy Shea ha avvertito che qualsiasi attacco iraniano – diretto o per procura – contro obiettivi americani riceverà una risposta devastante.

L’operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele ha colpito pesantemente i principali siti nucleari iraniani a Fordow, Natanz e Isfahan. L’offensiva, chiamata “Operazione Midnight Hammer”, ha preso di sorpresa Teheran e mira, secondo dichiarazioni ufficiali, alla completa distruzione del programma nucleare iraniano. Anche se l’entità dei danni è ancora in fase di valutazione, l’attacco è stato presentato come una svolta storica. In Iran, la reazione è stata immediata. Abdolrahim Mousavi, nominato nuovo comandante dell’esercito dopo che il suo predecessore Mohammad Bagheri è stato ucciso nel primo bombardamento israeliano, ha dichiarato che l’Iran risponderà con forza agli “errori americani” e continuerà ad attaccare Israele. Ha inoltre promesso che le azioni di ritorsione saranno coordinate con la resistenza armata contro Tel Aviv, affermando che “la punizione per Netanyahu continuerà”.

Un alto funzionario iraniano, parlando in forma anonima alla CNN, ha detto che Teheran punta a colpire direttamente gli Stati Uniti e non vuole più permettere a Washington di restare nell’ombra sostenendo Israele. Dopo le manifestazioni di massa a Teheran in cui si chiedeva vendetta, il funzionario ha sottolineato che “il morale è alto” e che “la pressione popolare per colpire Israele non si è mai vista prima”. Ha inoltre definito “ingannevoli” le richieste occidentali di un cessate il fuoco temporaneo, sostenendo che esse servono solo per testare la resistenza dell’Iran. “Possiamo sostenere una guerra di due anni. Siamo pronti”, ha dichiarato. Tuttavia, molti esperti occidentali ritengono che l’Iran abbia tutto da perdere in una guerra prolungata, soprattutto se gli Stati Uniti decidessero di intensificare il loro coinvolgimento. In tal caso, Teheran si troverebbe ad affrontare la potenza militare combinata di USA e Israele. Finora, nessuno dei due ha colpito le infrastrutture petrolifere iraniane, ma un attacco in quel settore potrebbe causare il crollo dell’economia e destabilizzare ulteriormente il regime, che è già fortemente preoccupato per possibili rivolte interne.

Ogni decisione definitiva sulla guerra, però, spetta alla Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei. Come già avvenuto nel 2020 dopo l’uccisione del generale Qasem Soleimani, l’Iran potrebbe scegliere una risposta contenuta per evitare un conflitto totale. All’epoca, Teheran lanciò missili contro basi americane in Iraq, ma senza causare vittime dirette, dopo aver inviato avvertimenti preliminari. Un approccio simile potrebbe offrire una via d’uscita diplomatica anche oggi.

Nel frattempo, secondo il Wall Street Journal, Israele avrebbe inviato un messaggio all’Iran tramite mediatori arabi, comunicando l’intenzione di concludere le ostilità nel più breve tempo possibile. L’obiettivo di Gerusalemme sarebbe quello di massimizzare i risultati ottenuti con l’attacco ai siti nucleari, chiudendo il fronte prima di un’eventuale risposta distruttiva da parte di Teheran. Le forze armate israeliane contano di completare gli attacchi mirati nei prossimi giorni, aprendo la strada a una possibile tregua, a patto che l’Iran non continui a rispondere. Un funzionario israeliano ha confermato che ogni nuova azione iraniana riceverà una risposta immediata, anche se formalmente Israele avrà terminato le sue operazioni offensive. “Loro attaccheranno,  noi attaccheremo”, ha detto al giornale. Il primo ministro Netanyahu ha ribadito la posizione del suo governo: “Non vogliamo essere trascinati in una guerra d’attrito, ma non porremo fine a questa operazione storica finché tutti gli obiettivi non saranno raggiunti.”

L’attacco americano ha avuto luogo domenica. Un sottomarino statunitense ha lanciato oltre 24 missili Tomahawk contro obiettivi strategici a Isfahan, mentre altre forze americane colpivano le aree di Fordow e Natanz, aprendo la strada all’arrivo dei bombardieri B‑2, gli aerei militari più costosi e sofisticati del mondo. Circa un’ora e mezza dopo l’inizio dell’operazione, i B‑2 hanno sganciato 14 bombe “bunker buster” GBU‑57A/B, progettate appositamente per distruggere strutture sotterranee altamente protette come il sito nucleare di Fordow.

Il giorno successivo all’attacco, l’Iran ha risposto lanciando circa 35 missili balistici contro Israele. Le esplosioni hanno colpito Haifa, Be’er Ya’akov, Ness Ziona e Tel Aviv, causando almeno 23 feriti. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno definito gli Stati Uniti il “fronte principale dell’aggressione” e promesso una vendetta che “li farà pentire amaramente”. Il clima è incandescente, ma resta ancora uno spiraglio per evitare una guerra totale. La posta in gioco è altissima, e il mondo osserva con crescente preoccupazione l’evoluzione di quella che potrebbe diventare la più grave crisi in Medio Oriente degli ultimi decenni.

ARTICOLI CORRELATI - ISRAELE 360

I PIU' CLICCATI DI ISRAELE 360