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Israele e la missione ostaggi: il ruolo chiave delle donne ufficiali dell’intelligence

Per la prima volta in più di due anni, un gruppo di donne ufficiali dell’IDF che ha servito nell’Hostages and Missing Persons Headquarters si è riunito per raccontare il lavoro dietro le quinte svolto durante la guerra per tentare di riportare a casa gli ostaggi.

Queste donne ufficiali, provenienti dal Corpo di Intelligence, hanno avuto il compito principale di raccogliere informazioni aggiornate sulla situazione dei prigionieri, supportare i negoziati e mantenere contatti costanti con le famiglie.

Quando è scoppiato il conflitto, la speciale divisione dell’intelligence israeliana ha subito iniziato a lavorare su migliaia di casi di persone disperse. Man mano che la fotografia della situazione si chiariva, l’attenzione si è concentrata su 251 civili e soldati rapiti e portati nella Striscia di Gaza il 7 ottobre 2023. Le operazioni dell’unità si sono sviluppate su due direttrici principali: localizzare gli ostaggi e raccogliere informazioni utili per i negoziati con Hamas e altri mediatori internazionali. In questo lavoro sono stati coinvolti anche il Mossad e lo Shin Bet, oltre a intermediari esterni.

Le ufficiali raccontano di un’atmosfera di intensa attività fin dal primo momento. Una di loro ha descritto l’arrivo all’unità e la consapevolezza immediata che la portata del problema superava ogni sua aspettativa iniziale. Il primo obiettivo era raccogliere quanta più intelligence possibile, da video sui social alle testimonianze dei civili, per creare ordine dentro il caos. Nel corso delle operazioni, l’unità ha mantenuto un contatto costante con le famiglie degli ostaggi, bilanciando l’esigenza di fornire informazioni accurate con la pressione emotiva di aggiornare i parenti. Alcune informazioni raccolte dall’intelligence erano estremamente sensibili, come dettagli sulla carriera militare di alcuni ostaggi, e sono state trattate con la massima riservatezza.

Il primo accordo di rilascio, tra fine novembre e inizio dicembre, ha portato alla liberazione di 80 donne e bambini. Nonostante la gioia per le persone tornate a casa, il team ricordava con profonda apprensione chi era rimasto nelle mani dei rapitori. Le fasi successive dei negoziati sono state segnate da complessità tattiche e da un clima in cui le possibilità di successo erano sempre bilanciate tra speranza e rischio.

Alcuni momenti difficili sono stati quelli in cui l’unità ha dovuto comunicare alle famiglie notizie tragiche, quando resti di ostaggi uccisi sono stati identificati. La responsabilità emotiva di queste comunicazioni ha lasciato segni indelebili nelle operatrici, che hanno ricordato come ogni perdita sia vissuta come un fallimento personale e collettivo. Uno degli elementi citati dalle ufficiali è stata la tensione costante tra prepararsi per i migliori scenari e affrontare quelli peggiori. Le negoziazioni con Hamas, inclusi eventi in cui le cerimonie di rilascio non si sono svolte come previsto, hanno richiesto intensi sforzi diplomatici e una capacità di adattamento continuo.

Molte delle donne hanno anche condiviso ricordi personali collegati al loro servizio e all’impatto emotivo delle operazioni. Un momento di particolare gioia è stato quando il più anziano degli ostaggi rilasciati ha scherzato chiedendo se poteva tornare a dormire a casa. Altri momenti indimenticabili sono stati le riunioni con soldati sorveglianti e civili finalmente liberati, seguiti da scene di commozione con le loro famiglie. La missione dell’unità non è ancora conclusa: l’obiettivo resta il ritorno degli ultimi ostaggi ancora detenuti nella Striscia di Gaza. Le donne dell’Hostages and Missing Persons Headquarters sottolineano che, nonostante i progressi, la parte di Hamas nei negoziati non è stata completata e continuano gli sforzi di mediazione.

Il lavoro quotidiano di queste ufficiali testimonia non solo la complessità operativa dell’intelligence militare israeliana, ma anche il profondo impegno emotivo richiesto da una missione che riguarda vite umane e speranze di intere famiglie

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