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Thu, Jan 8 2026
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Il panificio che aspetta il suo eroe

C’è un piccolo panificio, in una strada tranquilla di una città israeliana. Ogni mattina, il profumo del pane caldo si diffondeva tra le case, svegliando i vicini con la promessa di una giornata normale.

Ma da qualche settimana, la vetrina è diversa: al posto dei dolci e delle challot intrecciate, c’è un cartello scritto a mano, su un foglio arancione.
“Non ho chiuso.
Sono in riserva (militare – n.d.r.)
Restate vigili.
Ci vedremo presto :)”

Quelle parole, semplici e scarne, raccontano più di mille parole. Raccontano la vita di un uomo che non è solo un fornaio, ma anche un soldato. Un uomo che, dal 7 ottobre, ha già risposto alla chiamata cinque volte. Cinque volte ha lasciato il calore del suo forno, la pasta che lievitava, le mani infarinate… per impugnare un fucile e difendere la sua terra.

Il suo panificio non è chiuso: è “sospeso”. È come se le pareti stessero aspettando il suo ritorno, come se i tavoli vuoti pregassero di sentire ancora le risate dei clienti. E noi aspettiamo con loro.

Israele è fatta di uomini e donne così: padri che interrompono una favola della buonanotte per correre al fronte, madri che lasciano un abbraccio incompiuto per indossare l’uniforme, giovani che mettono in pausa i sogni personali per proteggere il sogno più grande – la nostra casa comune.

Ogni cartello come questo è una ferita e un atto d’amore. Una ferita, perché ci ricorda quanto ci costa questa guerra. Un atto d’amore, perché ci ricorda che non siamo soli: i nostri vicini, i nostri amici, i nostri fornai diventano scudi viventi.

Il fornaio tornerà. Tornerà a impastare, a sorridere, a servire il suo quartiere. Ma oggi, il suo pane è fatto di coraggio. E mentre lui combatte, noi non dobbiamo mai dimenticare che dietro ogni soldato c’è una vita sospesa, un negozio chiuso, un sogno che aspetta.

Questo è Israele: un Paese che si rialza, anche quando sembra impossibile. Un Paese di eroi silenziosi, che scrivono con pennarelli su fogli di carta quello che in realtà gridano con la loro vita: “Non ho chiuso. Ci rivedremo presto.”

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