Hanukkah, conosciuta come la Festa delle Luci, è una delle ricorrenze più significative dell’ebraismo e racchiude un messaggio che attraversa i secoli, arrivando con forza fino ai giorni nostri.
Celebrata per otto giorni, Hanukkah ricorda la rivolta dei Maccabei nel II secolo a.C. contro il dominio seleucide e la successiva riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme. Secondo la tradizione, una piccola quantità di olio, sufficiente per un solo giorno, rimase miracolosamente accesa per otto giorni, diventando simbolo di speranza, continuità e fede.
La storia di Hanukkah non è solo un racconto religioso, ma una testimonianza di resistenza culturale e spirituale. I Maccabei non combatterono soltanto per un territorio, ma per il diritto di praticare liberamente la propria religione e preservare l’identità ebraica. Per questo motivo, Hanukkah è spesso interpretata come una celebrazione della libertà religiosa e dell’autodeterminazione di un popolo.
Le tradizioni della festa riflettono questo significato profondo. L’accensione progressiva della hanukkiah, il candelabro a nove bracci, avviene al calare del buio e in modo visibile, per ricordare che la luce ha senso proprio quando l’oscurità sembra prevalere. Ogni sera si aggiunge una fiamma, a sottolineare che la speranza non diminuisce, ma cresce nel tempo. Anche i cibi tradizionali fritti nell’olio richiamano il miracolo e il valore della memoria.
Questo messaggio assume un significato ancora più intenso se collegato alla storia e alla realtà contemporanea di Israele. Dalla sua nascita, lo Stato di Israele ha dovuto affrontare conflitti, guerre e una costante minaccia alla propria sicurezza. Senza semplificazioni o retorica, è evidente che la società israeliana vive da decenni una condizione di resilienza continua, fatta di dolore, lutti e al tempo stesso di una forte volontà di vivere e costruire.
Negli eventi più recenti, il senso di Hanukkah è emerso in modo particolarmente toccante attraverso le testimonianze degli ostaggi israeliani. Alcuni di loro hanno celebrato la festa durante la prigionia, in condizioni estremamente difficili, lontani dalle famiglie e privati della libertà. Le immagini che li ritraggono riuniti in spazi angusti, mentre accendono piccole luci o candele di fortuna, rappresentano una delle espressioni più autentiche del significato di Hanukkah. In quei momenti, la festa non era un rito formale, ma un atto di resistenza spirituale e umana.
Accendere una luce in cattività significa affermare la propria identità e rifiutare la disumanizzazione. È un gesto silenzioso ma potente, che richiama l’essenza stessa di Hanukkah: anche una luce fragile può rompere il buio. Queste testimonianze parlano non solo al mondo ebraico, ma a chiunque creda nel valore della dignità umana e della libertà.
Oggi, Hanukkah rimane un messaggio universale. In un periodo in cui l’antisemitismo riaffiora in molte parti del mondo, la Festa delle Luci invita a riconoscere la legittimità della storia ebraica e il diritto di Israele a vivere in sicurezza. Hanukkah non celebra una vittoria totale, ma la scelta quotidiana di accendere una luce, anche quando il buio sembra più forte.

