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Gaza: con gli occhi aperti, le mani legate: la verità taciuta del fronte

Nel cuore di Gaza, tre soldati dell’IDF stanno in silenzio. Uno scruta l’orizzonte con il binocolo, un altro impugna il telecomando di un missile guidato, il terzo monitora in silenzio.

Tutti sanno cosa sta per accadere, ma nessuno può agire. Le loro mani sono legate, non da corde, ma da ordini. Ordini nati non dal cuore, ma dalle pressioni di un mondo che ha smesso di ascoltare la verità.

Uno di quei soldati ha scritto una testimonianza, letta stamattina alla Knesset. Le sue parole, dure e vere, ci mostrano la realtà che il mondo rifiuta di vedere:

“Nel momento in cui arrivano i camion di aiuti umanitari, decine, a volte centinaia di terroristi di Hamas, travestiti da civili, li assaltano e prendono tutto. Noi li vediamo. Li vediamo infilare esplosivi nel terreno, li vediamo armati. Ma non possiamo sparare. Abbiamo ordini di non toccarli, per non rischiare danni collaterali.”

Questi ordini, queste decisioni, costano vite. Vite giovani, vite che portano l’uniforme dell’IDF, vite che proteggono Israele con il cuore pieno di amore per la nostra terra. Eppure, quando i mezzi dell’IDF esplodono a causa delle mine piazzate sotto i loro occhi, quei soldati non possono fare nulla.

Questa non è solo una guerra sul terreno. È una guerra dell’informazione, della percezione. Il mondo ci accusa di colpire civili, quando i veri civili – i nostri – muoiono per non aver potuto difendersi. Perché per ogni falsa accusa, per ogni condanna internazionale che paralizza l’esercito più etico del mondo, c’è un soldato che non torna a casa.

Quel binocolo non guarda solo il nemico a Gaza. Guarda la verità. Una verità dolorosa, nascosta dietro le bugie dei media e delle ONG. I nostri soldati combattono con onore, ma muoiono in silenzio. E il mondo gira lo sguardo.

Noi non possiamo più permetterci di rimanere in silenzio.

Difendere Israele significa ascoltare chi è lì, nel fango, con gli occhi aperti e le mani legate.

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