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Eyal Zamir alla guida dell’IDF: Una nuova era per la vittoria contro Hamas

Nel cuore di una crisi che ha scosso l’intera nazione, l’IDF ha assistito ad un passaggio di consegne che segna un punto di svolta nella strategia militare israeliana. Eyal Zamir, appena promosso al grado di Capo di Stato Maggiore, ha assunto il comando come 24° capo di stato maggiore, subentrando all’ex Capo di Stato Maggiore Herzi Halevi, che ha rassegnato le dimissioni a seguito del disastroso attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Questa transizione, avvenuta in pieno contesto di guerra, non solo riafferma l’impegno per una vittoria decisiva contro il gruppo terroristico, ma rappresenta anche un invito a tutta la società israeliana a partecipare attivamente alla difesa della patria.

La cerimonia di passaggio, tenutasi alle 11:00 presso la sede dell’IDF a Tel Aviv, ha visto Eyal Zamir entrare ufficialmente in carica indossando la divisa “Madei Bet”, la tenuta operativa quotidiana, a sottolineare l’urgenza e il carattere bellico della situazione. La scelta di non utilizzare le uniformi cerimoniali, tradizionali nei periodi di pace, ha voluto enfatizzare la determinazione dell’esercito di rispondere prontamente e con decisione alle minacce attuali.

Zamir, che fino a poco tempo fa ricopriva il ruolo di direttore generale del Ministero della Difesa, è stato scelto personalmente da Benjamin Netanyahu e dal ministro della Difesa Israel Katz. La sua nomina, già accennata in precedenza in due diverse occasioni (2018 e 2022), evidenzia la fiducia riposta in lui per guidare l’IDF in un momento critico della storia militare israeliana. La sua carriera, iniziata nel 1984 nell’Armata Corazzata – un fatto storico che lo rende il primo capo militare ad aver cominciato in questo ramo – testimonia una lunga esperienza fatta di successi e di ruoli chiave, dalla guida di brigate e divisioni corazzate fino alla gestione delle emergenze sul confine con Gaza.

Nel suo primo discorso da comandante, Zamir ha tracciato un quadro chiaro del compito affidatogli: “guidare l’IDF verso la vittoria”. Con toni decisi e una fermezza che ha trasmesso fiducia, ha ricordato come il 7 ottobre le linee di difesa siano state violate e come la nazione abbia reagito in un momento di crisi, dimostrando la propria forza d’animo. Pur celebrando i successi ottenuti in battaglie a Gaza e in Libano, non ha mancato di sottolineare che, sebbene Hamas abbia subito pesanti colpi, la minaccia non sia ancora sconfitta. Il suo impegno si concentra non solo sulla vittoria sul campo, ma anche sul salvataggio di tutti gli ostaggi detenuti dai terroristi nella Striscia di Gaza, un dovere morale nei confronti delle famiglie colpite da questa tragedia.

Particolare rilievo ha avuto l’appello di Zamir rivolto a tutta la società israeliana. Invocando la partecipazione di ogni segmento della popolazione – inclusi i membri della comunità ultraortodossa – ha richiamato la responsabilità condivisa nella difesa della patria. Secondo lui, l’IDF non è solo un esercito, ma l’espressione diretta della volontà e dell’unità del popolo israeliano, pronto a espandere i propri ranghi per fronteggiare le sfide della guerra. Questo messaggio, rivolto a cittadini e militari, mira a rafforzare la coesione nazionale in un momento in cui la sicurezza del paese è messa a dura prova.

Sul versante delle dimissioni, Herzi Halevi, capo di stato maggiore uscente, ha lasciato con un discorso in cui ha sottolineato la necessità di istituire una commissione d’inchiesta nazionale per fare luce sulle mancanze che hanno portato al tragico attacco del 7 ottobre. Il suo invito non voleva cercare un capro espiatorio, bensì approfondire le radici dei problemi sistemici che hanno compromesso la capacità di difesa dell’IDF. Criticando le incessanti critiche politiche e pubbliche rivolte all’esercito – che, secondo lui, indeboliscono il morale e la fiducia dei soldati – Halevi ha ricordato con forza l’importanza di sostenere chi, ogni giorno, affronta il pericolo sul campo.

La presenza di figure di spicco come il Primo Ministro Netanyahu ha ulteriormente rafforzato il significato simbolico della cerimonia. Netanyahu ha espresso gratitudine per il lungo servizio di Halevi, ricordando operazioni militari la cui natura resterà segreta per anni, e ha sottolineato la fiducia nel nuovo comandante, citando la sua esperienza pregressa come segretario militare personale. Con fermezza, il Primo Ministro ha promesso che l’intera nazione otterrà la vittoria, riaffermando l’obiettivo di riportare a casa tutti gli ostaggi e di sconfiggere definitivamente Hamas.

Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha aggiunto un ulteriore tassello a questo quadro di urgenza: Zamir non avrà neppure un minuto di pausa per apprendere le nuove responsabilità, dato che le sfide della sicurezza nazionale richiedono una risposta immediata. Katz ha ribadito che, qualora Hamas non liberasse gli ostaggi, l’IDF riprenderà le operazioni militari con metodi e forza mai visti prima, assicurando che il gruppo terroristico non potrà mai governare nella Striscia di Gaza.

La cerimonia ha rappresentato anche un momento di tradizione e riflessione: dopo aver ricevuto il nuovo incarico, Zamir e Halevi hanno visitato il Muro del Pianto a Gerusalemme, un luogo simbolico che incarna secoli di storia e fede per il popolo ebraico. Successivamente, incontrandosi con il Presidente Isaac Herzog e visitando il Memoriale Nazionale per i caduti a Mount Herzl, i due comandanti hanno reso omaggio a coloro che hanno sacrificato la vita per la patria, concludendo così una giornata che ha unito l’impegno militare a quello spirituale e nazionale.

Sul fronte organizzativo, sono già state annunciate nuove nomine e riorganizzazioni all’interno dell’IDF. Zamir ha già proceduto alla designazione di nuovi collaboratori, tra cui un assistente che verrà promosso al grado di colonnello, un responsabile d’ufficio e un segretario del comando superiore. Queste scelte sono parte di un più ampio processo di revisione degli incarichi di alti ufficiali, alcuni dei quali hanno già dato le dimissioni a seguito delle critiche per la gestione dell’attacco del 7 ottobre. Tra questi, spiccano i capi del Comando Meridionale, della Direzione Operativa e della Direzione Strategica, figure chiave per la gestione della sicurezza nazionale.

La nomina di Zamir, che ha radici profonde nella storia militare israeliana e un’esperienza pluriennale che spazia dalle operazioni di combattimento alle funzioni strategiche e amministrative, si presenta dunque come un segnale forte e deciso. La sua storia personale – nata a Eilat e forgiata in decenni di servizio nell’Armata Corazzata – incarna l’evoluzione di un comandante che ha saputo adattarsi alle sfide del tempo, conciliando tradizione e innovazione. Dopo aver ricoperto ruoli di rilievo come segretario militare di Netanyahu, comandante del Comando Meridionale e vice capo di stato maggiore, Zamir è ora chiamato a guidare un esercito che si trova in una fase di trasformazione critica, dove l’urgenza della risposta militare si intreccia con la necessità di una profonda revisione interna.

L’intera cerimonia, pur nella sua sobrietà e nella mancanza dei consueti fasti di un parata in tempo di pace, ha trasmesso un messaggio univoco: la nazione è pronta a rispondere alle sfide esterne e a riorganizzarsi internamente per garantire la sicurezza di ogni cittadino. Con la promessa di riportare a casa gli ostaggi e di colpire Hamas con rinnovata determinazione, l’IDF si prepara a una fase decisiva, in cui la coesione, la disciplina e il sacrificio saranno le armi principali per fronteggiare una minaccia che, sebbene ferita, non è ancora sconfitta.

In sintesi, l’insediamento di Eyal Zamir segna non solo un cambio di comando, ma l’inizio di una nuova era per l’esercito israeliano. Con un appello alla responsabilità condivisa, una ferma volontà di azione immediata e una profonda attenzione alle radici storiche e simboliche della nazione, l’IDF intende affrontare il futuro con la certezza che la vittoria è all’orizzonte e che ogni sacrificio è finalizzato alla protezione della patria.

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