Menashe Zalka, campione sui campi di calcio e figlio devoto della terra di Israele, ha lasciato ancora una volta il suo posto nello stadio per indossare l’uniforme militare.
Non è la prima volta. È la quarta da quel terribile 7 ottobre che ha segnato per sempre la nostra nazione. Eppure, ogni volta, Menashe risponde senza esitazione: “Hineni – eccomi.”
Chi conosce Menashe come calciatore vede in lui forza, agilità, spirito di squadra. Ma chi lo conosce oggi come soldato, vede qualcosa di ancora più grande: coraggio, sacrificio, amore per il suo popolo.

Sul campo da calcio, indossa il rosso acceso della sua squadra. Corre, segna, vince. Ma ora indossa il verde dell’IDF. Cammina tra la polvere e le pietre, sotto il sole cocente, pronto a difendere la vita, la casa, la speranza di milioni di israeliani.
Menashe non è solo un atleta, è un simbolo. Un uomo che potrebbe scegliere il comfort della fama, ma sceglie la responsabilità. Un uomo che mette da parte i riflettori per il buio del fronte. Un uomo che ama Israele più di sé stesso.
In un momento in cui tanti piangono figli, fratelli e amici caduti, la presenza di uomini come Menashe è una luce. Una preghiera vivente. Un promemoria che il cuore di Israele batte ancora, con orgoglio e con fede.
Ai suoi tifosi, oggi diciamo: non guardate solo il campione. Guardate l’uomo. All’IDF diciamo: grazie per proteggerci con eroi così. A Dio chiediamo: “Shmor alav” – proteggilo. Riportalo a casa sano e salvo.
E a Menashe, diciamo con le lacrime agli occhi e la voce tremante: grazie. Grazie per essere un guerriero, un fratello, un figlio d’Israele.
Che il suo cammino sia benedetto. Che ogni passo porti alla pace. E che presto, torni a correre – non sul campo di battaglia – ma di nuovo sul prato verde, dove i sogni si realizzano e la vita vince.
Am Yisrael Chai. 

