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Wed, Jan 7 2026
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Da Monaco a Gaza: il dolore che non si spegne

Era il 5 settembre 1972 quando il mondo intero assistette all’orrore di Monaco. Le Olimpiadi di Monaco, simbolo di pace e fratellanza tra i popoli, furono macchiate dal sangue di 11 atleti israeliani, uccisi brutalmente da terroristi palestinesi.

Giovani pieni di vita, partiti per rappresentare il loro Paese sul palcoscenico più alto dello sport, vennero strappati alle loro famiglie soltanto perché israeliani, soltanto perché ebrei.
Cinquanta­tré anni sono trascorsi, ma la ferita non si è mai rimarginata. Non si può. Non si deve. Ogni anno, quel ricordo ritorna con forza, come un grido che risuona nelle coscienze: non dimenticare.
Eppure, la storia sembra ripetersi con una crudeltà inaccettabile. Oggi, 48 israeliani sono ancora rinchiusi nei sotterranei di Hamas, ostaggi nelle mani di un altro gruppo terrorista palestinese. Uomini, donne, bambini. Le loro voci soffocate dall’oscurità, le loro famiglie sospese tra la speranza e la disperazione.
Da Monaco a Gaza, il messaggio è lo stesso: il terrorismo non guarda in faccia a nessuno, non conosce pietà, non conosce limiti. Colpisce gli israeliani solo perché israeliani. Colpisce il popolo ebraico solo per la sua esistenza.
Non è soltanto una coincidenza storica: è un filo di odio che unisce decenni di violenza, un filo nero che ha avvolto generazioni, e che ancora oggi cerca di soffocare la vita e la libertà di un intero popolo.
Non possiamo chiudere gli occhi. Non possiamo dire che il tempo guarirà ogni cosa. Perché mentre ricordiamo i caduti di Monaco, altri israeliani lottano per la sopravvivenza in prigioni segrete a Gaza. Perché mentre onoriamo la memoria degli atleti assassinati, le famiglie degli ostaggi pregano di rivedere i propri cari.
Il mondo disse “Mai più” dopo Monaco. Eppure, eccoci di nuovo. Le stesse lacrime, lo stesso dolore, lo stesso silenzio di chi non osa alzare la voce contro il terrorismo.
È tempo di ricordare, ma anche di denunciare. È tempo di gridare che la vita di ogni ostaggio conta. È tempo di dire che Israele ha il diritto e il dovere di difendere i suoi figli, ovunque essi siano. Da Monaco a Gaza, il cuore d’Israele sanguina. E non smetterà di farlo, finché l’odio non verrà sconfitto.

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