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Wed, Jan 7 2026
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Famiglia di religione ebraica: babysitter tenta l’avvelenamento

Una babysitter di 42 anni è sotto processo in Francia con l’accusa di aver tentato di avvelenare la famiglia di religione ebraica presso cui lavorava.

Il caso, che coinvolge genitori e tre bambini piccoli, ha sollevato forte preoccupazione nella comunità ebraica francese e ravvivato il dibattito sull’aumento dell’antisemitismo nel Paese. Secondo l’indagine, la babysitter avrebbe contaminato cibi e bevande con detergenti e sostanze chimiche presenti in casa. La madre ha iniziato a sospettare il pericolo quando ha notato odori e sapori anomali nel vino, nei succhi di frutta e perfino nella pasta preparata per i bambini. Anche alcuni prodotti per l’igiene personale della famiglia risultavano alterati.

Il sospetto è diventato certezza quando la figlia di cinque anni ha raccontato di aver visto la babysitter versare un liquido schiumoso in una bottiglia di alcol. A quel punto i genitori hanno sporto denuncia e la polizia ha effettuato una perquisizione nell’abitazione. Gli inquirenti hanno trovato diversi detergenti e prodotti contenenti candeggina. Le analisi tossicologiche hanno confermato la presenza di sostanze corrosive all’interno dei cibi e delle bevande contaminate. Secondo gli esperti, l’ingestione di questi composti avrebbe potuto provocare gravi lesioni all’apparato digerente.

La babysitter, già destinataria in passato di un ordine di espulsione dalla Francia e in possesso di un documento belga falso, è stata arrestata nel febbraio 2024. Inizialmente ha negato ogni responsabilità, ma in seguito avrebbe ammesso di aver mescolato detergenti al cibo per punire i datori di lavoro dopo una discussione sul salario. Durante l’interrogatorio avrebbe pronunciato anche frasi di carattere antisemita, dettaglio centrale per l’accusa.

Mentre la difesa sostiene che il movente sia legato esclusivamente a tensioni economiche, la procura ritiene che si tratti di un tentato avvelenamento aggravato dall’odio antiebraico. Questo elemento ha reso il caso particolarmente simbolico in un periodo in cui, secondo le organizzazioni ebraiche, gli episodi di antisemitismo in Francia sono in preoccupante aumento. La famiglia colpita dal tentato avvelenamento continua a vivere con forti conseguenze psicologiche. I genitori hanno riferito che la situazione ha lasciato segni profondi sui bambini, che mostrano timori e difficoltà a fidarsi degli adulti esterni al nucleo familiare. Il caso ha attirato grande attenzione pubblica e rappresenta, per molti, l’ennesimo campanello d’allarme sulla sicurezza della comunità ebraica in Francia.

Il processo è seguito con grande attenzione da associazioni e istituzioni, che sperano che la vicenda contribuisca a sensibilizzare l’opinione pubblica e a rafforzare la lotta contro l’antisemitismo nel Paese.

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