Dopo mesi, per alcuni oltre un anno, trascorsi nei tunnel dell’oscurità, i nostri ostaggi sono finalmente liberi. Hanno riabbracciato le loro famiglie, hanno respirato di nuovo l’aria d’Israele. Ma la libertà, per loro, è ancora fragile.
Molti sognavano di fare le cose più semplici: camminare tra la gente, scegliere un paio di scarpe, sentire il profumo dei negozi. Ma la folla può fare paura, i rumori improvvisi possono diventare ferite che si riaprono.
E allora, due notti fa, qualcosa di straordinario è accaduto alla Ayalon Mall Ramat Gan, nel cuore dell’Ayalon Mall.
Alle dieci di sera, le luci si sono abbassate. Il pubblico è stato invitato a uscire. Le porte si sono chiuse, ma non per finire la giornata, per iniziarne una nuova.
Dalle dieci all’una, diciotto ex ostaggi hanno camminato tra le vetrine, in silenzio, con dignità e sicurezza. Ancora deboli, ancora smunti, ma vivi.
I negozi, Fox, H&M, Foot Locker e molti altri, erano rimasti aperti solo per loro. La direzione del centro commerciale ha offerto buoni regalo, sorrisi e abbracci discreti. Nessuna telecamera, nessuna curiosità. Solo rispetto, amore e un silenzio pieno di significato.
Per tre ore, non sono stati “gli ostaggi”. Sono stati persone libere, che sceglievano una maglietta, un paio di scarpe, un profumo. Piccoli gesti che diventano un atto di rinascita collettiva. In quella notte, Israele ha ricordato al mondo cosa significa umanità.

