Iran Israele e USA dopo l’eliminazione del leader supremo iraniano, con impatti militari, politici, economici e prospettive di stabilità regionale
La nuova fase della guerra Iran, Israele e USA ha trasformato lo scontro latente in un confronto militare aperto che coinvolge missili su Israele, droni, attacchi a infrastrutture energetiche e massicce operazioni aeree congiunte. Mentre Teheran lancia salve di missili verso il territorio israeliano e obiettivi nel Golfo, Israele e Stati Uniti rispondono con l’operazione “Roaring Lion/Sh’agat ha’Ari”, colpendo centri di comando, basi missilistiche e infrastrutture militari iraniane.
Nelle ultime ore l’IDF ha confermato di aver colpito un alto comandante di Hezbollah nel quartiere di Dahieh, roccaforte del movimento sciita a Sud di Beirut, in risposta a razzi e droni lanciati dal Libano verso il nord di Israele dopo un anno e mezzo di relativa calma. Il ministro della Difesa Israel Katz ha avvertito che Hezbollah pagherà “un prezzo molto pesante” e ha dichiarato che il segretario generale Naim Qassem è ora un obiettivo esplicito, rompendo di fatto le vecchie regole di ingaggio pre-7 ottobre.
Secondo alti ufficiali dell’IDF, l’Iran ha modificato i propri schemi di fuoco: meno sirene ma raffiche più consistenti, con lanci di 20–30 missili in un’unica ondata, nel tentativo di saturare le difese israeliane. Dopo alcune ore di relativa quiete notturna, i missili su Israele sono ripresi in mattinata, con diversi intercettamenti documentati nello spazio aereo israeliano.
Mentre Israele comunica in modo costante sugli obiettivi colpiti, Washington mantiene un profilo più basso, diffondendo solo comunicati sintetici del CENTCOM e brevi filmati dei lanci di missili da crociera e dei bombardieri strategici in azione. Secondo l’Institute for National Security Studies, nelle prime 24 ore dell’operazione le forze statunitensi avrebbero colpito quasi il doppio dei bersagli rispetto a Israele, segno di un ruolo operativo centrale nella guerra Iran, Israele e USA.
Gli USA hanno colpito centri di comando dei Pasdaran, sistemi di difesa aerea, basi per il lancio di missili e droni, aeroporti militari e unità navali, incluso l’affondamento di una corvetta classe Jamaran nel Golfo di Oman. L’arsenale impiegato comprende bombardieri stealth B‑2, caccia F‑35, F‑22 e F‑16, portaerei come la USS Gerald R. Ford e la USS Abraham Lincoln, oltre a sistemi di difesa Patriot e THAAD dispiegati in varie basi del Medio Oriente.
La chiusura dello spazio aereo israeliano, decisa nelle prime ore degli attacchi contro l’Iran, ha lasciato bloccati all’estero oltre 100.000 cittadini israeliani in attesa di un corridoio sicuro per il rientro. Il NOTAM della Civil Aviation Authority prevede che l’aeroporto Ben Gurion resti chiuso almeno fino a venerdì 6 marzo alle 10:00, con aperture solo per voli autorizzati caso per caso.
Le compagnie israeliane stanno preparando massicce operazioni di “voli di salvataggio” non appena i cieli verranno riaperti: El Al prevede tratte da Stati Uniti, Estremo Oriente ed Europa, inclusi scali strategici come Larnaca, Atene, Roma, Milano, Parigi e Londra. Arkia ha già avviato un modello alternativo via Taba, in Egitto, con collegamenti charter da Atene, Larnaca e Roma, sfruttando il valico di frontiera terrestre verso Eilat per aggirare la chiusura di Ben Gurion.
La crisi non si limita al triangolo guerra Iran, Israele e USA: secondo fonti arabe, l’Iran ha colpito con missili anche Qatar, Kuwait, Emirati Arabi e Bahrein, mentre un impianto petrolifero in Arabia Saudita ha subito un attacco con droni che ha provocato un incendio. Il capo di stato maggiore israeliano Herzi Halevi ha parlato di una “campagna offensiva” aperta contro Hezbollah, mentre i servizi di emergenza segnalano ondate di ansia e feriti lievi durante la corsa ai rifugi in seguito alle sirene nel centro e nel sud di Israele.
Anche i Paesi europei si preparano a gestire le ricadute: il Regno Unito sta valutando piani di evacuazione per i propri cittadini dal Medio Oriente, con il possibile uso dell’Arabia Saudita come hub, dopo che gli attacchi iraniani hanno colpito aeroporti e hotel in cui soggiornavano molti britannici. In questo scenario, in cui i missili su Israele si intrecciano con la proiezione di forza americana e l’attivazione di Hezbollah e altri proxy, il rischio di una escalation regionale fuori controllo è più alto che mai.

