Giorno della Memoria 2026: memoria, identità e responsabilità nel presente
Il Giorno della Memoria non è soltanto una ricorrenza sul calendario. È un richiamo morale, un invito collettivo a fermarsi, ricordare e assumersi una responsabilità verso il passato e verso il presente. Ogni anno, questa giornata ci porta a riflettere sulla Shoah, sullo sterminio di sei milioni di ebrei e di milioni di altre vittime del nazifascismo, e sul dovere di custodire la memoria come argine contro l’odio, l’indifferenza e la disinformazione.
Il significato del Giorno della Memoria nasce dall’urgenza di dare un nome alle vittime e di restituire umanità a chi è stato ridotto a numero. Ricordare non è un atto passivo. È uno sforzo attivo di comprensione, di studio, di trasmissione. Significa interrogarsi su come sia stato possibile che un progetto di sterminio sistematico potesse essere pianificato, sostenuto e in parte accettato da società intere. Significa anche riconoscere i segnali, le parole, i meccanismi che precedono sempre la violenza: la demonizzazione, la propaganda, la normalizzazione dell’odio.
Avvicinandoci al Giorno della Memoria 2026, questo esercizio di consapevolezza appare ancora più urgente. Negli ultimi due anni, in Europa e nel mondo, si è assistito a un incremento preoccupante degli episodi di antisemitismo. Sinagoghe sorvegliate, cimiteri profanati, aggressioni verbali e fisiche, campagne d’odio online. In molti casi, l’antisemitismo si è mascherato da critica politica, scivolando però in stereotipi antichi, in negazioni dell’identità ebraica, in giustificazioni implicite o esplicite della violenza contro gli ebrei in quanto tali.
Il contesto della guerra tra Israele e Hamas ha contribuito ad acuire tensioni e polarizzazioni. Il conflitto ha generato dolore, paura e reazioni emotive fortissime. Tuttavia, proprio in tempi di guerra emerge con maggiore chiarezza la differenza tra critica legittima, che fa parte del dibattito democratico, e odio antisemita, che prende di mira un popolo, una religione, una memoria. Il Giorno della Memoria serve anche a questo: a ricordarci che le parole hanno conseguenze, che le narrazioni possono costruire ponti o scavare abissi.
Celebrare il Giorno della Memoria oggi significa quindi ampliare lo sguardo. Non solo commemorare le vittime della Shoah, ma interrogarsi su come la memoria venga trasmessa alle nuove generazioni. In un’epoca di social network, video brevi e informazioni frammentate, il rischio di banalizzare o distorcere la storia è reale. Per questo scuole, istituzioni culturali, media e famiglie hanno un ruolo centrale nel raccontare in modo rigoroso e umano ciò che è stato, valorizzando testimonianze, documenti, luoghi della memoria.
Il Giorno della Memoria 2026 può diventare un’occasione per rinnovare questo impegno. Non basta una cerimonia formale. Servono percorsi educativi, incontri con i sopravvissuti e con i loro discendenti, progetti che uniscano storia e attualità. Ricordare la Shoah non significa restare ancorati al passato, ma comprendere meglio il presente. Ogni atto di antisemitismo, ogni negazione del diritto all’esistenza, ogni minimizzazione dell’odio trova un precedente nella storia del Novecento.
C’è poi una dimensione più intima del Giorno della Memoria, spesso meno visibile ma altrettanto importante. È il momento in cui ciascuno è chiamato a chiedersi quale sia il proprio ruolo. Indifferenza o partecipazione. Silenzio o parola. Conformismo o responsabilità. La memoria non vive solo nei musei o nei libri. Vive nelle scelte quotidiane, nel modo in cui si reagisce a una battuta razzista, a una fake news, a un’ingiustizia.
In definitiva, il Giorno della Memoria non è un rituale del dolore, ma un atto di fiducia nell’umanità. Fiducia nella capacità di imparare, di cambiare, di proteggere la dignità di ogni persona. In un tempo segnato da conflitti e nuove forme di odio, ricordare diventa un gesto di resistenza civile. Il Giorno della Memoria 2026 ci invita a custodire questa eredità con lucidità e coraggio, affinché il ricordo non sia solo passato, ma una guida per il futuro.

