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Rabin Medical Center: trattamento più efficace e breve per pazienti con cancro alla prostata

Lo studio più grande al mondo al Rabin Medical Center riduce le radioterapie del cancro alla prostata da cinque a due, migliorando qualità di vita e cure per i pazienti.

Israele sta portando avanti uno dei più importanti studi clinici al mondo sul trattamento del cancro alla prostata, con risultati che potrebbero cambiare radicalmente l’approccio terapeutico globale per questa malattia. Condotto presso il Rabin Medical Center di Petah Tikva, lo studio sperimentale è il più grande al mondo nel suo genere e ha coinvolto più di cento pazienti affetti da carcinoma prostatico. L’obiettivo principale è migliorare l’efficacia della radioterapia, rendendo il percorso di cura più breve, più facile e più personalizzato per ciascun paziente, mantenendo al contempo alti standard di efficacia.

Tradizionalmente, i pazienti con cancro alla prostata affrontano cicli di radioterapia che possono estendersi per settimane o addirittura mesi, con dosi frazionate quotidianamente. Solo dieci anni fa erano necessarie fino a circa quaranta sessioni di radiazione, ma grazie ai progressi tecnologici e alla comprensione biologica del tumore prostatico, questo numero è stato progressivamente ridotto. I progressi precedenti erano già riusciti a portare un trattamento completo a circa venti sessioni, ma lo studio israeliano ha dimostrato che solo due sedute di radioterapia mirata possono essere sufficienti per ottenere un significativo miglioramento delle condizioni dei pazienti, con regressione della malattia osservata nei primi follow-up clinici.
Il direttore dello studio, Dr. Elisha Fredman, capo del servizio di Oncologia Genitourinaria e della Ricerca Clinica sulla Radioterapia presso il Davidoff Cancer Center, ha sottolineato che la chiave del successo risiede nella combinazione di innovazione tecnologica, pianificazione personalizzata e dosi di radiazione più elevate ma più mirate. Questo approccio ha permesso di concentrare l’energia direttamente sulle cellule tumorali con un minor impatto sui tessuti sani circostanti, riducendo così gli effetti collaterali e il carico fisico complessivo per il paziente.

Tra i pazienti arruolati vi è Haim Hoterer, 65 anni, che dopo la diagnosi di cancro alla prostata ha scelto di partecipare allo studio. Inizialmente di fronte alla scelta tra chirurgia e radioterapia, la prospettiva di un ciclo di soli due trattamenti ha avuto un ruolo decisivo nella sua decisione di optare per la radioterapia. Secondo la sua testimonianza, i controlli successivi hanno già mostrato un notevole miglioramento clinico, con una marcata regressione della malattia rispetto allo stadio iniziale.
Il cancro alla prostata è oggi il tumore maligno più comune tra gli uomini a livello globale, con circa 1,5 milioni di nuovi casi diagnosticati ogni anno. Anche in Israele rappresenta una delle principali cause di mortalità oncologica tra la popolazione maschile, con oltre 3.300 nuovi casi registrati nel 2022 secondo il Registro Nazionale Tumori. L’incidenza aumenta con l’età, soprattutto dopo i 50 anni e con un picco tra i 70 e i 74 anni.

Il potenziale impatto di questa ricerca israeliana è enorme: se i risultati preliminari dovessero essere confermati con dati più estesi e a lungo termine, lo standard di cura tradizionale potrebbe essere riscritto a livello internazionale. Ridurre drasticamente il numero di sedute di radioterapia non solo diminuirebbe la sofferenza fisica e psicologica dei pazienti, ma permetterebbe anche di abbattere i costi sanitari e migliorare la qualità di vita durante e dopo il trattamento. Molti oncologi osservano che trattamenti più brevi e meno invasivi favoriscono un ritorno più rapido alle attività quotidiane per i pazienti, con un impatto positivo anche sul benessere emotivo e familiare.
Inoltre, la personalizzazione del piano di trattamento sulla base delle caratteristiche biologiche specifiche del tumore di ciascun individuo rappresenta un modello moderno che si inserisce perfettamente nella tendenza attuale della medicina di precisione. Tecnologie avanzate di imaging e software di pianificazione permettono oggi di creare piani radioterapici altamente focalizzati, che riducono il rischio di danni a organi vicini come la vescica e l’intestino, spesso fonte di complicazioni post-terapia nei trattamenti convenzionali.
Se questa strategia verrà validata con studi clinici successivi e adottata su scala globale, potrà trasformare il modo in cui medici e oncologi affrontano il cancro alla prostata, portando benefici tangibili a centinaia di migliaia di pazienti ogni anno e contribuendo ad allineare la pratica clinica con le esigenze umane di efficienza, precisione e benessere.

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