Secondo recenti rapporti dell’intelligence statunitense, Israele sta considerando di attaccare il programma nucleare iraniano entro la metà del 2025.
Fonti del Washington Post e del Wall Street Journal rivelano che un’analisi simile era già stata presentata alla fine dell’amministrazione Biden e poi nuovamente nei primi giorni della presidenza Trump. Alcuni membri dello staff di Trump avrebbero perfino valutato la possibilità di un coinvolgimento diretto delle forze armate statunitensi in un attacco israeliano.
Il governo israeliano, così come la CIA, l’Agenzia di Intelligence della Difesa e l’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale degli Stati Uniti, hanno rifiutato di commentare le notizie.
Iran tra minacce e risposte
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che anche se i nemici riuscissero a colpire i centri nucleari del Paese, Teheran manterrebbe comunque la capacità di ricostruirli. L’Iran sostiene che il suo programma nucleare sia esclusivamente a scopi pacifici, ma l’AIEA ha confermato che Teheran sta arricchendo uranio a livelli non giustificabili per usi civili e ostacola le ispezioni internazionali. Parallelamente, un recente rapporto del New York Times sostiene che scienziati iraniani starebbero esplorando metodi per sviluppare rapidamente un’arma nucleare nel caso in cui la leadership lo decidesse.
La finestra di opportunità per Israele
Alcuni funzionari israeliani vedono un’occasione propizia per colpire l’Iran, considerando l’indebolimento delle sue forze e dei suoi alleati a seguito della guerra di Gaza iniziata nel 2023.
Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, Israele ha affrontato minacce multiple: Hezbollah in Libano, i ribelli Houthi nello Yemen e l’Iran stesso. Tuttavia, una massiccia campagna israeliana ha ridotto significativamente le capacità di Hezbollah e indebolito le forze iraniane in Siria. Inoltre, Israele ha dimostrato la sua capacità di colpire obiettivi a lungo raggio, bombardando i ribelli Houthi in Yemen. Nel 2024, l’Iran ha risposto con due attacchi missilistici contro Israele, che sono stati in gran parte intercettati grazie ai sistemi di difesa aerea e alla cooperazione con gli alleati regionali e gli Stati Uniti. Israele ha risposto con attacchi diretti su suolo iraniano, distruggendo una parte delle difese aeree e delle infrastrutture militari dell’Iran.
Il ruolo degli Stati Uniti
L’ex presidente Biden aveva esortato Israele a non colpire i siti nucleari iraniani, mentre il ministro degli Affari Strategici israeliano Ron Dermer, dopo un incontro con Donald Trump nel novembre 2024, aveva ritenuto che il futuro presidente avrebbe potuto sostenere un attacco israeliano o addirittura ordinare un’azione militare statunitense diretta contro l’Iran.
A novembre 2024, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz aveva affermato che l’Iran è oggi più vulnerabile che mai a un attacco diretto alle sue installazioni nucleari. Tuttavia, Trump ha recentemente dichiarato di preferire una soluzione diplomatica e di essere fiducioso nella possibilità di raggiungere un accordo con l’Iran per impedirne l’acquisizione di un’arma nucleare.
“Penso che faremo un accordo con l’Iran,” ha detto Trump a Fox News. “Penso che siano spaventati. Penso che l’Iran voglia un accordo e anche io vorrei un accordo con loro senza bombardamenti.” Nonostante queste dichiarazioni, l’intelligence statunitense avverte che un attacco israeliano potrebbe avvenire prima della metà del 2025, con o senza il supporto di Washington.

