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Sat, Jan 10 2026
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Greta Thunberg sulla barca sbagliata: selfie, provocazioni e zero aiuti per Gaza

L’IDF ha intercettato stamattina presto la barca “Madleen”, diretta verso Gaza, e hanno fermato i 12 attivisti a bordo, tra cui la celebre attivista svedese Greta Thunberg.

La nave, organizzata dalla Freedom Flotilla Coalition – un gruppo notoriamente anti-Israele – aveva l’obiettivo di sfidare il blocco marittimo imposto a Gaza e attirare l’attenzione sulla situazione umanitaria nella Striscia.

Un’operazione di pura propaganda

Nonostante i ripetuti avvertimenti, la “Madleen” ha proseguito la sua rotta illegale, venendo infine abbordata da unità della marina israeliana. Gli attivisti, tra cui anche il brasiliano Thiago Ávila e l’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan, saranno espulsi da Israele e rimpatriati.
Israele ha chiarito che l’imbarcazione trasportava meno aiuti di un singolo camion – una quantità ridicola se confrontata con i più di 1.200 camion umanitari entrati nella Striscia nelle ultime due settimane. Il Ministero degli Esteri israeliano ha definito la “Madleen” una “selfie-yacht”, sottolineando che le vere missioni umanitarie non si fanno con gli smartphone e le storie su Instagram.
Thunberg: attivismo da copertina
Un video diffuso mostra Greta Thunberg rannicchiata sul ponte della barca mentre un drone israeliano sorvola la zona. Gli attivisti, con toni melodrammatici, gridano “Siamo circondati dai droni israeliani. Riparatevi tutti!”. Ma la realtà è che nessuno è stato ferito e tutti sono stati portati sani e salvi ad Ashdod, dove hanno ricevuto cibo e acqua.
Greta, immortalata mentre riceve un panino confezionato da un soldato, è apparsa visibilmente a disagio. Un’immagine simbolica di un attivismo che si scontra con la realtà: chi predica diritti umani dovrebbe, forse, cominciare dal rispetto delle leggi internazionali e dalla condanna inequivocabile del terrorismo.

Un paragone vergognoso

La coalizione pro-Gaza ha pubblicato video pre-registrati dei partecipanti che chiedevano “liberate gli ostaggi”, paragonando il loro arresto temporaneo alla drammatica situazione degli ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas. Un oltraggio, considerando che proprio Hamas ha massacrato 1.200 persone il 7 ottobre e rapito oltre 250 civili.
Il ministro della Difesa israeliano Katz, ha annunciato che agli attivisti sarà mostrato il video “Bearing Witness”, una testimonianza diretta delle atrocità commesse da Hamas. “È giusto che Greta l’antisemita e i suoi amici sostenitori di Hamas vedano con i propri occhi cosa significa davvero il terrore”, ha dichiarato.

Un copione già visto

Questa non è la prima volta che flotte “umanitarie” tentano di violare il blocco navale su Gaza. Dal famigerato caso della Mavi Marmara nel 2010, tutte le missioni simili si sono concluse con un fallimento. L’unico risultato concreto di queste operazioni è la creazione di contenuti social per alimentare la narrativa anti-israeliana.
Israele, da parte sua, continua a fornire aiuti attraverso canali ufficiali: oltre 11 milioni di pasti sono stati distribuiti recentemente grazie alla Gaza Humanitarian Foundation. Bloccare i rifornimenti alle milizie terroristiche è una misura di autodifesa necessaria per proteggere i propri cittadini.

La verità dietro il blocco

Dal 2007, Israele ed Egitto impongono restrizioni a Gaza dopo che Hamas ha preso il potere con un colpo di stato. Le armi introdotte illegalmente via mare e terra sono state spesso usate contro civili israeliani. Il blocco mira a impedire il riarmo di Hamas, non a punire la popolazione civile.
Il Ministero degli Esteri ha ribadito: “Ci sono modi legittimi per inviare aiuti. Non includono spettacoli su yacht e fotografie da condividere con hashtag sensazionalistici.”
Un attivismo che dimentica le vittime
Mentre i sostenitori della Freedom Flotilla si dichiarano “rapiti” da Israele, Hamas continua a detenere almeno 55 ostaggi, di cui 20 ancora in vita, secondo le autorità israeliane. Il vero crimine contro l’umanità si consuma nei tunnel sotto Gaza, non nelle acque internazionali.
Greta Thunberg ha perso un’altra occasione per schierarsi dalla parte giusta della storia. La sua ostinazione a sostenere una missione senza senso, al fianco di personaggi discutibili, mina la credibilità del suo attivismo e la rende complice, seppur indirettamente, della propaganda di Hamas.
(immagine creata da AI)

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