Rom è tornato, ma il silenzio è la sua nuova, invisibile prigione. Non riesce a stare tra la gente, non tocca il telefono. Dopo due anni nelle tenebre, l’eccesso di luce lo ferisce.
Gli chiedono cosa desideri, dopo tutto questo tempo, e la sua risposta è un sussurro straziante: “Guardare il cielo.”
Questa semplice richiesta racchiude l’orrore che ha sopportato. Due anni di isolamento brutale, violenze fisiche e psicologiche, costretto a dormire accanto ai corpi dei compagni di sventura. Hanno cercato di spezzargli lo spirito, hanno provato a forzarlo alla conversione all’Islam, ma Rom ha tenuto duro, una fiamma ebraica incrollabile nel buio.
Non era una semplice vittima. Rom è l’eroe nato nel terrore del 7 ottobre, al Nova Music Festival. Mentre gli altri fuggivano, lui è tornato indietro, più e più volte, cercando disperatamente di salvare altre vite.
Rom, il sopravvissuto. Rom, l’eroe. Oggi non cerca vendetta, ma solo la vastità azzurra che gli è stata negata. Quel desiderio puro, “Guardare il cielo”, è la misura della sua sofferenza e la promessa della sua incrollabile fede in Israele.
Per chi ha lottato così tanto per la vita e per gli altri, noi, la sua famiglia allargata, possiamo fare una sola cosa. Diciamo una preghiera per Rom. Che possa ritrovare la pace sotto il suo amato cielo d’Israele.

