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Ven, Feb 20 2026
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Vergognosi tafferugli a Malpensa: cittadini israeliani bloccati sul volo per Tel Aviv

Nei giorni scorsi l’aeroporto di Milano Malpensa è stato teatro di un episodio grave e inquietante: cittadini israeliani diretti a Tel Aviv sono stati insultati, intimiditi e fisicamente ostacolati all’imbarco da un gruppo di manifestanti pro‑Palestina.

Quanto accaduto non è una semplice “tensione al gate”, ma un atto profondamente discriminatorio che colpisce persone comuni solo per la loro nazionalità e destinazione di viaggio.​ Secondo le testimonianze, un gruppo di circa 15 persone avrebbe formato una vera e propria barriera umana davanti all’accesso del volo per Tel Aviv, impedendo il passaggio ai passeggeri diretti in Israele. Non si è trattato di una protesta generica, ma di un’azione mirata a colpire chi stava semplicemente esercitando il proprio diritto a viaggiare verso il proprio Paese o verso una destinazione legittima.​

Durante il blocco sarebbero stati gridati slogan offensivi contro Israele e rivolti insulti diretti ai cittadini israeliani presenti in coda, generando paura e umiliazione tra chi voleva solo imbarcarsi in sicurezza. È inaccettabile che uomini, donne, famiglie e bambini vengano trattati come bersagli politici solo perché israeliani o perché prendono un volo per Tel Aviv.​ L’escalation verbale è rapidamente degenerata in spintoni e momenti di forte agitazione, costringendo all’intervento gli addetti alla sicurezza e le forze dell’ordine per separare i gruppi e liberare l’accesso al gate. Questo clima d’odio non ha nulla a che vedere con la legittima libertà di espressione o con il diritto di manifestare opinioni politiche.​

Quando una protesta prende di mira persone specifiche per la loro identità nazionale, religiosa o per il semplice fatto di volare verso Israele, si entra nel campo della discriminazione e dell’intimidazione, che va condannata con fermezza. Non è accettabile trasformare un aeroporto in un’arena dove cittadini israeliani vengono messi alla gogna e ostacolati nel loro quotidiano diritto alla mobilità.​

A causa del blocco e dei tafferugli, il volo per Tel Aviv ha accumulato un ritardo significativo, stimato in circa due ore, con passeggeri costretti ad attendere in un clima di stress e tensione. Molti di loro hanno riferito di essersi sentiti vulnerabili e non adeguatamente tutelati di fronte a una contestazione che li vedeva come bersaglio, non come semplici viaggiatori.​ Il fatto che il volo sia comunque partito non cancella la gravità di quanto avvenuto: ogni minuto in cui dei cittadini vengono bloccati, insultati e intimiditi per il solo fatto di essere israeliani rappresenta una sconfitta per i principi di civiltà e sicurezza che dovrebbero guidare gli scali internazionali.​

Gli aeroporti devono essere luoghi in cui la sicurezza di ogni persona, a prescindere da nazionalità, religione o opinioni politiche, viene protetta in modo rigoroso. È doveroso ribadire che i cittadini israeliani, come chiunque altro, hanno pieno diritto di viaggiare senza essere aggrediti verbalmente o fisicamente, né trasformati in bersaglio di campagne ideologiche.​ Condannare episodi come quelli di Malpensa non significa mettere a tacere le opinioni sul conflitto in Medio Oriente, ma tracciare un confine netto tra la critica politica e la persecuzione di persone innocenti. Quando si oltrepassa questo confine, non si parla più di attivismo, ma di abuso e violenza verso individui che meritano rispetto e protezione.​

Le autorità e i gestori aeroportuali sono chiamati a rafforzare misure e protocolli per impedire che simili azioni si ripetano, intervenendo con decisione contro chi trasforma il dissenso politico in aggressione verso cittadini israeliani o verso qualsiasi altra comunità. Difendere questi diritti non è una scelta di parte, ma una necessità per garantire che ogni persona possa viaggiare in sicurezza, senza paura di essere colpita solo per chi è o da dove viene

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