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Attacco chirurgico USA annienta le ambizioni nucleari dell’Iran

Attacco chirurgico USA annienta le ambizioni nucleari dell’Iran: ora Teheran deve scegliere la via della pace

Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha annunciato che gli attacchi condotti contro le strutture nucleari iraniane hanno rappresentato un successo straordinario e senza precedenti, dichiarando che le ambizioni nucleari di Teheran sono state “obliterate”. Durante una conferenza stampa al Pentagono, Hegseth ha sottolineato che l’operazione non aveva come obiettivo un cambio di regime, né l’inasprimento del conflitto, ma mirava esclusivamente a neutralizzare una minaccia strategica attraverso colpi mirati.

L’azione, denominata “Operation Midnight Hammer”, ha coinvolto l’impiego di 14 bombe bunker-buster, oltre due dozzine di missili Tomahawk e più di 125 velivoli militari. Secondo il generale Dan Caine, presidente del Joint Chiefs of Staff, i tre siti nucleari colpiti, Fordo, Natanz e Isfahan, hanno subito danni definiti “estremamente gravi” già in una prima valutazione.

Il sito di Fordo, scavato in profondità sotto una montagna a ovest di Teheran, è stato colpito con ordigni capaci di penetrare strutture sotterranee inaccessibili ai caccia convenzionali. I siti di Natanz e Isfahan sono stati invece colpiti da missili da crociera lanciati da sottomarini statunitensi. L’utilizzo di bombe ultra-pesanti come il MOP (Massive Ordnance Penetrator), del peso di 30.000 libbre, ha rappresentato il primo impiego operativo ufficiale di questo armamento devastante.

Hegseth ha precisato che l’operazione è stata progettata con la massima segretezza, grazie a strategie di disinformazione e manovre diversive, compresa la simulazione di voli militari sul Pacifico. I bombardieri B-2 Spirit hanno percorso un volo di 18 ore dal territorio continentale statunitense, con più rifornimenti in volo, entrando nello spazio aereo iraniano senza essere rilevati. Nessun caccia iraniano è decollato e i sistemi di difesa missilistica non hanno reagito all’incursione, confermando l’efficacia dell’elemento sorpresa.

La leadership militare statunitense ha anche confermato che il piano si è avvalso delle attività preparatorie condotte da Israele nei giorni precedenti. Israele, infatti, aveva già colpito strutture nucleari iraniane, abbattuto le difese aeree del Paese e preso di mira alti ufficiali militari e scienziati del programma atomico. Tuttavia, Hegseth ha specificato che l’operazione statunitense è stata interamente condotta da forze USA e non ha coinvolto aerei israeliani. A seguito dell’attacco americano, l’Iran ha lanciato decine di missili balistici verso Israele, provocando danni significativi in diverse aree del Paese, tra cui il centro e la regione di Haifa. Alcuni razzi, non intercettati dalla difesa aerea israeliana, hanno colpito edifici residenziali, università e ospedali. Secondo fonti sanitarie israeliane, i missili iraniani hanno causato la morte di almeno 24 persone e il ferimento di migliaia.

Nonostante l’escalation, Hegseth ha ribadito che gli Stati Uniti non desiderano un conflitto aperto con Teheran. Il messaggio rivolto all’Iran è stato chiaro: l’intervento ha avuto come obiettivo esclusivo la distruzione delle capacità nucleari e non rappresenta un’escalation diretta contro il popolo o il governo iraniano. Il vicepresidente americano JD Vance ha rafforzato questo concetto, affermando che gli Stati Uniti non sono in guerra con l’Iran, ma con il suo programma nucleare.

La portavoce del governo iraniano, Fatemeh Mohajerani, ha assicurato che l’attacco non ha causato fughe di materiale nucleare, dichiarando che non ci sono pericoli per la popolazione che vive nei pressi delle strutture colpite. Tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito l’attacco una “grave violazione” e ha promesso che l’Iran continuerà a difendersi con ogni mezzo. Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha lanciato un monito, affermando che nuovi attacchi verranno condotti se l’Iran non accetterà di negoziare. “Ci sono molti altri obiettivi”, ha detto, sottolineando che ogni futura offensiva sarà ancora più potente se non verrà raggiunta una soluzione diplomatica.

Hegseth ha insistito nel proporre un’opzione di uscita onorevole per l’Iran. Ha dichiarato che il presidente Trump auspica la pace e che Teheran dovrebbe cogliere l’opportunità di negoziare. “Questa missione non riguarda un cambio di regime”, ha ribadito, ma “la difesa dei nostri interessi strategici e dei nostri alleati, in particolare Israele”. Secondo gli Stati Uniti, l’azione è stata calibrata con attenzione: precisa, potente, ma limitata nella portata, con l’obiettivo dichiarato di costringere l’Iran a riconsiderare le sue scelte. “Le capacità dell’esercito americano sono praticamente illimitate”, ha dichiarato Hegseth, “ma la pace resta la strada preferibile”.

Israele, dal canto suo, ha definito legittima e necessaria la sua campagna militare contro l’Iran, volta a neutralizzare un nemico che ha apertamente dichiarato di voler distruggere lo Stato ebraico. Teheran, pur negando di voler costruire armi atomiche, ha arricchito uranio a livelli incompatibili con usi civili e ha ostacolato le ispezioni internazionali, mentre continua a sviluppare capacità missilistiche di lungo raggio.

Con oltre 500 missili balistici e circa 1.000 droni lanciati verso Israele nelle ultime settimane, l’Iran mostra di non voler arretrare facilmente. Ma dopo l’intervento diretto e devastante degli Stati Uniti, il futuro della crisi sembra dipendere ora da una decisione cruciale: negoziare o rischiare una guerra totale

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