In un momento di profonda emozione nazionale, i 20 ostaggi israeliani ancora in vita detenuti da Hamas a Gaza sono finalmente tornati in patria, dopo più di 738 giorni di prigionia.
L’operazione è avvenuta nell’ambito di un accordo di cessate il fuoco mediato a livello internazionale, che ha portato Hamas a consegnare i prigionieri alle autorità israeliane tramite la Croce Rossa. In tutta Israele, migliaia di persone si sono radunate per seguire con il fiato sospeso il ritorno dei loro connazionali: lacrime, abbracci, applausi e canti spontanei hanno accompagnato ogni nome annunciato.
Poco prima del rilascio, gli ostaggi hanno potuto parlare con i loro familiari in brevi videochiamate organizzate sotto controllo dei miliziani. Al momento della liberazione, indossavano uniformi fornite da Hamas, nel tentativo di manipolare l’immagine pubblica dell’evento. In cambio del rilascio dei 20 ostaggi, Israele ha accettato di liberare quasi 2.000 prigionieri palestinesi, tra cui 250 condannati all’ergastolo. Una decisione controversa, accolta con dolore e rabbia da molte famiglie israeliane che ancora attendono il ritorno dei corpi dei loro cari assassinati e mai restituiti.
Le prime immagini degli ostaggi liberati, accolti dai medici e poi riuniti alle famiglie, hanno commosso il Paese intero. I sorrisi tra le lacrime, gli abbracci dopo due anni di silenzio e paura: momenti che resteranno scolpiti nella memoria collettiva di Israele. Molte famiglie, tuttavia, continuano a chiedere giustizia e chiarezza. Alcuni resti non sono stati ancora riportati, e la speranza di riavere tutti gli ostaggi, vivi o morti, rimane una ferita aperta.
Nonostante tutto, questa liberazione segna un punto di svolta storico. È il simbolo della determinazione di Israele a non abbandonare mai i propri figli, ovunque essi siano. È la dimostrazione che la solidarietà, il coraggio e la fede nel valore della vita restano più forti dell’odio e del terrorismo.

