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Ritrovato a Gaza il corpo di Ran Gvili, ultimo ostaggio israeliano

Ran Gvili, giovane agente della polizia israeliana, è stato identificato come l’ultimo ostaggio israeliano ancora trattenuto a Gaza, dopo il ritrovamento del suo corpo in un cimitero nell’area di Sajaiya, nell’est della Striscia.

Con il suo rientro in Israele, per la prima volta dal 2014 non vi sono più ostaggi israeliani trattenuti a Gaza o in altri Paesi nemici. Il ritrovamento a Gaza del corpo di Ran Gvili, ultimo ostaggio Ran Gvili, chiude il capitolo dei rapiti israeliani e apre nuove sfide politiche e militari.

Ran Gvili, 24 anni, proveniva dalla comunità di Meitar ed era un agente della polizia israeliana, arruolato nella unità YASAM, il reparto di intervento speciale. Il 7 ottobre 2023 si trovava nell’area del kibbutz Alamim, dove prestava aiuto ai feriti negli attacchi di Hamas contro le comunità del sud di Israele. Secondo le ricostruzioni, è stato colpito da colpi d’arma da fuoco, ferito gravemente e poi sequestrato da miliziani che hanno portato il suo corpo nella Striscia di Gaza.

Per settimane è stato considerato disperso, finché le autorità israeliane non hanno confermato la sua morte e il suo status di soldato caduto e rapito. Nel tempo, Ran Gvili è diventato un simbolo nazionale, soprannominato dai residenti di Alamim “Rani, lo scudo di Alamim”, per il coraggio dimostrato nel soccorrere i civili sotto attacco.

L’ultimo ostaggio Ran Gvili e l’operazione “Lev Amìtz”

Dopo mesi di negoziati, operazioni militari e sforzi diplomatici per riportare a casa rapiti e ostaggi, Ran Gvili era rimasto l’ultimo ostaggio israeliano i cui resti si trovavano ancora a Gaza. Con questo status di ultimo ostaggio Ran Gvili ha assunto un significato politico e simbolico enorme, diventando un punto centrale nelle richieste del forum delle famiglie e nelle pressioni sull’esecutivo israeliano. L’IDF ha lanciato un’operazione dedicata, col nome “Lev Amìtz” (Cuore Coraggioso), con l’obiettivo di localizzare e riportare in Israele la sua salma. I servizi di sicurezza avevano ricevuto, già settimane prima, informazioni di intelligence che indicavano l’area generale in cui la sua tomba era stata ricavata nel cuore di Gaza.

Un passaggio cruciale è stato l’arresto, in una operazione sotto copertura a sud di Gaza, di un militante della Jihad Islamica Palestinese, sospettato di conoscere la posizione esatta del luogo di sepoltura. Durante l’interrogatorio, il prigioniero ha fornito dettagli sul trasferimento del corpo di Ran Gvili verso un cimitero nel settore di Sajaiya, indicando le modalità e l’area in cui era stato sepolto. L’intelligence israeliana ha incrociato queste informazioni con altre fonti e con immagini aeree, costruendo un quadro operativo sufficientemente preciso per pianificare un intervento mirato.

Il ritrovamento della salma a Gaza

Nel fine settimana, unità di terra dell’IDF sono entrate in un cimitero dell’area di Sajaiya, nell’est di Gaza, operando in una zona che in passato era stata teatro di intensi combattimenti. Secondo le cronache israeliane, i soldati hanno aperto centinaia di tombe, circa 250 fosse, alla ricerca dei resti di Ran Gvili, in un contesto estremamente complesso sia dal punto di vista operativo sia da quello etico.

Alla fine, il suo corpo è stato individuato in una fossa comune, dove era stato sepolto insieme a militanti palestinesi, dopo essere stato apparentemente scambiato per un combattente locale. La salma è stata trasferita in Israele e sottoposta a identificazione presso l’Istituto di Medicina Legale di Abu Kabir, in coordinamento con polizia militare e rabbinato. Solo dopo una doppia verifica incrociata dei dati forensi, le autorità hanno comunicato alla famiglia Gvili la conferma ufficiale dell’identità.

Nessun ostaggio rimasto a Gaza: significato nazionale e regionale

Con il rientro del corpo di Ran Gvili, le autorità israeliane hanno dichiarato che tutti gli ostaggi israeliani tenuti a Gaza sono stati restituiti, vivi o caduti. È la prima volta dal 2014 che Israele non registra più cittadini o soldati trattenuti da organizzazioni ostili nella Striscia di Gaza o in altri Paesi nemici. Il forum delle famiglie degli ostaggi ha definito la giornata del ritorno di Ran Gvili come la chiusura di un capitolo doloroso, sottolineando però che la “responsabilità morale e politica” resta, sia verso chi è stato riportato, sia verso chi è caduto in prigionia.

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