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La restituzione delle ossa e la promessa infranta, il corpo di Shiri Bibas é stato sostituito.

Le analisi forensi condotte presso l’Istituto di Medicina Legale di Abu Kabir hanno rivelato una terribile verità: mentre le spoglie di Oded Lifshitz e dei giovani Ariel e Kfir Bibas sono state correttamente identificate, il quarto corpo, etichettato come appartenente a Shiri Bibas, la madre dei due piccoli, non corrisponde alle sue caratteristiche genetiche.

Nell’ennesima drammatica pagina della nostra storia recente, il ritorno delle spoglie di alcuni dei nostri concittadini rapiti ha scatenato un’ondata di dolore e indignazione in tutto il paese. In un evento che doveva costituire un passo avanti verso la fine del sequestro di ostaggi, Hamas ha restituito quattro bare in una cerimonia ampiamente considerata come un atto di propaganda.

Le autorità israeliane, in particolare l’IDF, hanno definito questo errore – o meglio, questa violazione – come “una grave infrazione” dell’accordo di cessate il fuoco che prevedeva la restituzione di quattro corpi di ostaggi. L’impossibilità di identificare il quarto corpo ha sollevato non solo dubbi sulla legittimità dell’operazione, ma anche timori riguardo al futuro dell’accordo stesso, gettando un’ombra di incertezza sulla prospettiva di un ritorno sicuro per tutti i prigionieri, vivi o morti.

Il giorno del ritorno, in una cerimonia fortemente mediatica e intrisa di messaggi propagandistici, Hamas aveva esposto le bare con etichette, fotografie e persino una data di arresto – indicata come il 7 ottobre 2023 – che avrebbe dovuto identificare i prigionieri. Tuttavia, il confronto del DNA e le ulteriori indagini forensi hanno smentito l’identità del corpo designato come Shiri, lasciando la comunità e le famiglie in un profondo stato di angoscia e confusione.

I familiari degli ostaggi, insieme ai rappresentanti delle Famiglie degli Ostaggi e dei Dispersi, hanno espresso il loro dolore e la loro rabbia per quella che definiscono una “ulteriore offesa” da parte di Hamas. La Bibas, famiglia straziata dalla perdita dei propri cari, ha assistito con incredulità alla mancata restituzione della madre e alla rivelazione che i corpi dei bambini – Ariel, di soli 4 anni, e Kfir, di appena 10 mesi – sono stati brutalmente assassinati da terroristi, nonostante le affermazioni di Hamas secondo cui sarebbero stati vittime di un attacco aereo israeliano. Le indagini, supportate da evidenze forensi e intelligence militare, confermano che i due bambini sono stati uccisi con una crudeltà indicibile verso la fine di novembre 2023.

Il caso di Oded Lifshitz, rapito dallo stesso attacco avvenuto il 7 ottobre 2023 a Kibbutz Nir Oz, si aggiunge alla lunga lista di tragedie. Dopo oltre 500 giorni di angoscia e incertezza, il volto di Oded è stato riconosciuto definitivamente grazie alle indagini del National Institute of Forensic Medicine, che ha accertato la sua morte in cattività da parte della fazione del Islamic Jihad Palestinese. La sua famiglia, avendo già vissuto il trauma del rapimento – la moglie Yocheved fu liberata a distanza di due settimane – esprime un dolore incommensurabile, accompagnato da un senso di sollievo che, seppur amaro, consente almeno di iniziare il processo di lutto.

Sul fronte politico, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha rilasciato un breve messaggio in cui ha invocato l’unità nazionale e la vendetta contro il terrorismo. In un video diffuso immediatamente dopo la cerimonia, Netanyahu ha denunciato l’orribile atto di Hamas, definendolo “un’infrazione inaccettabile” e ha promesso che “verrà fatto giustizia”, citando perfino il Salmo 94 per enfatizzare il proprio impegno nella lotta contro il terrorismo. Anche il Ministro della Difesa, Israel Katz, ha condannato aspramente l’atto, sottolineando come “il cuore dell’intera nazione sia in lutto” e annunciando che Hamas pagherà caro il suo gesto spregevole.

La risposta della popolazione è stata immediata e commovente. Circa 1.500 persone si sono radunate a Tel Aviv nella piazza degli Ostaggi per un memoriale collettivo. Durante l’evento, simboli nazionali come le bandiere israeliane e nastri gialli – simbolo del ricordo degli ostaggi – hanno caratterizzato la manifestazione. La serata è stata inaugurata da una toccante esibizione musicale, in cui il celebre Omer Adam ha interpretato la canzone “Siamo un solo tessuto umano”, scelta per evocare la fragilità e l’unità di un popolo colpito dalla perdita. La cerimonia, scandita da un minuto di silenzio e da discorsi commossi, ha rappresentato un momento di profonda riflessione sul sacrificio e sul dolore che ha investito le famiglie colpite da questa tragedia.

In mezzo alle lacrime e alle preghiere, le voci dei parenti si sono levate per chiedere la restituzione completa di tutti gli ostaggi ancora detenuti – attualmente 67 dei 251 sequestrati, insieme ad altri detenuti e al corpo di un soldato caduto in precedenti conflitti. La promessa di Netanyahu di riportare a casa ogni singolo prigioniero è diventata l’àncora di speranza per molte famiglie, sebbene l’operazione di scambio si trovi ora in una fase di stallo, con segnali contrastanti sulla possibilità di un cessate il fuoco definitivo.

Al contempo, Hamas non si è limitato alla cerimonia ufficiale. Un video di propaganda, pubblicato dal gruppo Islamic Jihad, mostrava un operatore che eseguiva rituali macabri sul corpo di Oded Lifshitz, con messaggi incendiari e simboli politici che richiamavano la rivendicazione di ogni centimetro di terra “per la Palestina”. Questo doppio messaggio – quello ufficiale di restituzione e quello propagandistico – ha ulteriormente alimentato il clima di tensione e rabbia, spingendo le autorità israeliane a richiedere interventi decisi da parte dei mediatori internazionali, tra cui Egitto, Qatar e Stati Uniti.

Il clima politico e sociale in Israele si fa così ancora più teso. Le promesse di sicurezza e di giustizia risuonano forte tra le strade e nei cuori dei cittadini, mentre la nazione intera si trova a fare i conti con le ferite aperte del 7 ottobre 2023. Le commemorazioni, i discorsi dei leader religiosi e civili – come quello del rabbino Elhanan Danino, che ha invocato antiche preghiere e ammonito i dirigenti per il mancato ritorno dei propri cari – testimoniano il profondo senso di perdita e l’urgenza di una risposta determinata contro il terrorismo.

In definitiva, l’ennesima “restituzione” di spoglie non fa che evidenziare le fratture all’interno dell’accordo di cessate il fuoco, rivelando come Hamas abbia nuovamente tradito gli impegni presi, lasciando nel limbo l’identità di Shiri Bibas e alimentando ulteriormente la disperazione di migliaia di famiglie. La nazione guarda con occhi colmi di dolore a questa tragedia, giurando che ogni singolo ostaggio, ogni vita spezzata, sarà restituita e che la giustizia, per quanto tardiva, verrà infine compiuta.

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