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Mantzur e la storia degli ostaggi israeliani ancora a gaza

Shlomo Mantzur, l’ostaggio più anziano ancora trattenuto a Gaza, è stato dichiarato morto dalle autorità israeliane. L’IDF ha confermato che Mantzur, 85 anni, è stato ucciso durante l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e il suo corpo è stato portato nella Striscia di Gaza.

La notizia ha scosso la sua comunità nel Kibbutz Kissufim, dove era considerato il “cuore pulsante” del villaggio.

Mantzur, nato a Baghdad e sopravvissuto al pogrom del Farhud nel 1941, si era trasferito in Israele all’età di 13 anni, diventando uno dei fondatori del kibbutz. Sua moglie Mazal ha raccontato che i terroristi lo hanno rapito in pigiama, dopo aver sfondato la porta della loro stanza sicura. “Uno di loro lo ha schiaffeggiato e lui ha risposto: ‘Non ho fatto niente, sono un uomo anziano’. Poi lo hanno portato via incatenato,” ha ricordato Mazal. Da allora, non c’erano state notizie su di lui fino all’annuncio della sua morte.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha espresso cordoglio alla famiglia, promettendo che Israele continuerà a operare per riportare tutti gli ostaggi, vivi o morti. Mantzur era sulla lista dei 33 ostaggi da liberare nel primo accordo di cessate il fuoco, ma Hamas aveva già dichiarato che otto di loro non erano più in vita. Il 1 marzo, alla fine della prima fase dell’accordo, Hamas dovrebbe restituire i corpi di questi otto ostaggi (sempre che si arrivi a tale data n.d.r.).

Nel frattempo, ci sono state notizie di speranza per altri ostaggi. La famiglia dei gemelli Ziv e Gali Berman ha ricevuto conferme che sono vivi, anche se vengono tenuti separati e in condizioni pericolose. I due fratelli erano stati rapiti dal Kibbutz Kfar Aza il 7 ottobre e non erano inclusi nell’elenco degli ostaggi previsti per il rilascio. La loro zia, Maccabit Mayer, ha raccontato alla radio israeliana che ex ostaggi liberati hanno riferito di averli visti vivi. Tuttavia, ha aggiunto: “Non vogliamo solo un segnale di vita, li vogliamo a casa, subito.”

Gali Berman era stato rapito mentre cercava di confortare una vicina, Emily Damari, anch’essa presa in ostaggio ma poi rilasciata il 19 gennaio. Questo dettaglio ha amplificato il dolore della famiglia, che chiede un intervento rapido per riportare i due ragazzi a casa.

Anche la famiglia di Omri Miran, 46 anni, ha ricevuto notizie sul suo stato di salute. Un ostaggio recentemente rilasciato ha riferito di aver condiviso la prigionia con lui fino a luglio 2024. Sebbene allora fosse in buone condizioni fisiche, i fratelli di Omri sono preoccupati per il suo stato attuale, data la lunga durata della sua detenzione.

Mentre le famiglie degli ostaggi continuano a lottare per il loro rilascio, le proteste si sono intensificate in Israele. Stamattina, un gruppo di manifestanti ha bloccato l’autostrada Tel Aviv-Gerusalemme, esponendo striscioni con la scritta “Abbandonare gli ostaggi è un crimine di guerra”. Proteste si sono svolte anche davanti alla Knesset, mentre il governo discuteva le prossime mosse. Il Consiglio di Sicurezza si è riunito anticipatamente, dopo che Hamas aveva annunciato la sospensione delle liberazioni, accusando Israele di violare il cessate il fuoco.

Il caso di Shlomo Mantzur e le condizioni degli altri ostaggi evidenziano la complessa e drammatica realtà della crisi in corso. Mentre Israele e Hamas continuano i negoziati, le famiglie degli ostaggi non smettono di chiedere risposte e azioni immediate per riportare i loro cari a casa.

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