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La Croce Rossa si dirige verso Gaza per ricevere i resti di due ostaggi assassinati da Hamas

L’IDF e lo Shin Bet hanno annunciato che squadre della Croce Rossa sono in direzione verso la parte meridionale della Striscia di Gaza per prendere i resti di ostaggi uccisi, consegnati da Hamas.

Secondo le fonti ufficiali, due bare sono state affidate alle missioni della Croce Rossa, in conformità agli accordi di tregua in corso.
In una dichiarazione congiunta, l’IDF e lo Shin Bet hanno ribadito che Hamas è tenuto a rispettare l’intesa e a compiere ogni sforzo necessario per riportare i corpi dei caduti in Israele. Il processo di trasferimento dei resti è iniziato nelle ore successive, come previsto dal protocollo diplomatico e umanitario.
Nel frattempo, dai vertici governativi americani sono arrivati commenti di sostegno a Israele: il Presidente americano ha affermato che numerosi Paesi della regione sarebbero disposti a intervenire militarmente qualora Hamas dovesse violare i termini dell’accordo. Tuttavia, ha aggiunto che è ancora prematuro procedere con un’azione militare, perché esiste la speranza che Hamas faccia la cosa giusta. In caso contrario, secondo lui, la fine di Hamas potrebbe essere “veloce, furiosa e brutale”.
Anche il Vice Presidente degli Stati Uniti ha definito l’implementazione del piano di cessate il fuoco “meglio del previsto”, elogiando la cooperazione israeliana e assicurando che gli Stati Uniti non manderanno truppe sul terreno nella Striscia. Ha inoltre riconosciuto il dolore delle famiglie degli ostaggi, sottolineando che ogni operazione richiede coordinazione per garantire che i resti vengano recuperati in modo sicuro e rispettoso. Secondo le sue parole, “la missione non sarà completa finché ogni ostaggio — vivo o deceduto — non sarà riportato a casa”.
È stato osservato che non si conosce l’ubicazione di alcuni ostaggi deceduti, ma che le squadre internazionali continueranno a operare finché ogni corpo non sarà localizzato.
Allo stesso tempo, un funzionario senior di Hamas, ha assicurato che l’organizzazione è determinata a recuperare ogni corpo, pur affermando che le difficoltà sono numerose e che impedimenti logistici e di sicurezza ostacolano il processo.
Tra i resti già restituiti, si annovera quello del sergente maggiore Tal Haimi, membro della squadra di pronto intervento del Kibbutz Nir Yitzhak. I funerali si sono svolti con grande commozione. Sua moglie ha ricordato che, 746 giorni dopo, oggi dicono addio al marito che cadde difendendo la propria comunità. Lui, come molti altri israeliani, aveva lasciato casa quella mattina con il giubbotto, l’arma, il casco — per servire e proteggere — e la nazione intera oggi lo riabbraccia, finalmente, nella sua terra.

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